Ciclismo italiano nella bufera, decine di denunce di molestie: ma il ct Salvoldi nega tutto

Sotto l'hashtag #metoocyclying decine di atlete avevano denunciato comportamenti inaccettabili da parte dei tecnici. Il Ct Dino Salvoldi: "sono deluso e frastornato"

Ciclismo femminile

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globalist 12 settembre 2019

Il ciclismo femminile italiano è nella bufera: il settore sportivo più decorato, con 220 medaglie tra Olimpiadi, mondiali ed europee è duramente scosso da decine di denunce (lanciate con l'hashtag #metoocycling) per comportamenti sessuali sconvenienti su atlete di varie nazionalità da parte dei tecnici, al 95% maschi. E al centro del ciclone c'è Dino Salvoldi, 48 anni, ct della nazionale femminile di ciclismo, che respinge tutte le accuse (ancora, comunque, da dimostrare): "Sono stanchissimo, frastornato, deluso e non vedo l'ora che l'incubo finisca". 
Salvoldi era già stato coinvolto in un caso simile: nel 2007 Silvio Martinello (che è stato sentito dalla Procura Federale martedì scorso), ex atleta olimpico ed ex direttore delle nazionali, aveva chiesto alla federazione di richiamare Salvoldi all'ordine dopo che molte atlete si erano rivolte a lui denunciando comportamenti inaccettabili come bullismo, violenza psicologica e cameratismo tra i vari tecnici. 
Sull'argomento Renato Di Rocco, presidente della federciclismo, ha dichiarato: "Non ricordo bene i fatti, ma la denuncia di Martinello era molto vaga e non presentava prove. Forse indagammo. Ma di certo non diffidammo il tecnico: non era nei nostri poteri". Di Rocco ammette che Salvoldi abbia avuto delle "relazioni sentimentali consensuali" con alcune atlete e poi precisa: "Se ricordo bene, a me ne risulta una sola. All’epoca gli chiesi chiarimenti per accertarmi che la sua partner non godesse di favoritismi, ma si trattava un’atleta di livello modesto e il problema non si pose". 
Le testimonianze però fioccano: alcuni testimoni parlano di alcune prassi che sarebbero tuttora in vigore durante i ritiri di allenamento o le competizioni, come riunioni con le atlete tenute nelle camere d'albergo, l'obbligo per le ragazze di tenere le porte delle proprie stanze aperte e con la chiave rivolta verso l'esterno. Di Rocco sull'argomento afferma: "Ammesso che sia vero, nelle stanze di albergo del ciclismo ciò accade abitualmente: questo tipo di promiscuità diventa sincronismo di relazione. Ma se rappresenta un problema lo vieteremo". Salvoldi: "Con le ragazze cerco sempre di fare incontri in luoghi pubblici, non nego che qualche volta sia capitato in stanza: collaboro con la nazionale dal 1994 e non è mai successo nulla di male. Dopo l’apertura dell’inchiesta ho ricevuto decine di messaggi e telefonate di solidarietà dalle mie atlete". 
Qualcosa di poco chiaro c'è sicuramente, come per esempio il fatto che Federciclismo aveva dichiarato che era stata aperta una mail gestita da organi terzi cui le ragazze potevano mandare in forma sicura una denuncia, ma non solo non ve n'è traccia sul web ma nessuno dei vertici sembra ricordarne l'indirizzo. La Procura Federale ha previsto diverse audizioni la prossima settimana, anche se per ora sui nomi vi è assoluto riserbo.