Vittoria Franco: «Prof elogiano Hitler? Ecco perché lì finisce la tolleranza della democrazia»

Per la filosofa e politica in un paese democratico sono inaccettabili docenti che minacciano studenti per le loro idee o che inneggiano al nazismo pur avendo una cattedra universitaria

Mussolini e Hitler. Foto: Wikipedia

Mussolini e Hitler. Foto: Wikipedia

redazione 2 dicembre 2019Culture
Stefano Miliani

«Dove finisce la tolleranza che è alla base di una società democratica? Finisce quando si mettono in discussione i fondamenti del patto costitutivo rappresentato dalla Costituzione di un Paese». Filosofa, ricercatrice di storia della filosofia alla Scuola Normale di Pisa, politica, già senatrice dal 2001 al 2013 dai Democratici di Sinistra al Pd, Vittoria Franco conosce il pensiero e l’opera di filosofe come Hanna Arendt e risponde a globalist su un fenomeno sempre più diffuso: dopo il professore di Fiorenzuola che garantiva un «inferno» agli studenti scesi in piazza tra le Sardine ora c’è chi va molto più in là e ha stipendio e ruolo universitario: Emanuele Castrucci, professore di Filosofia del diritto e Filosofia politica all’ateneo di Siena, elogia Hitler via twitter prima con un tweet con foto del dittatore, poi alle polemiche risponde con parole ancora più esplicite: «I gentili contestatori del mio tweet non hanno compreso una cosa fondamentale: che Hitler, anche se non era certamente un santo, in quel momento difendeva l'intera civiltà europea».

È legittimo che un professore universitario inneggi a valori e figure storiche che hanno stroncato ogni libertà e forma di democrazia e sterminato un popolo?
Come dicevo, sul piano teorico il problema è dove finisce la tolleranza. Ma in quel caso finisce. Tra l’altro il nostro testo costituzionale proibisce la ricostituzione del partito fascista e quindi, tanto più, che venga costituito un partito nazista

Antidoti?
La conoscenza della storia è fondamentale per creare una memoria: è un antidoto al ritorno di quel sistema fondato sul rapporto violento e totalitario tra lo Stato e i cittadini che arriva fino al dominio sul corpo e la sulla vita qual è stato il nazismo. Proprio adesso sto leggendo Vita e destino di Vasilij Grossman (Adelphi, pp. 827, euro 18, ndr). Il romanzo è bellissimo e ho appena letto la parte in cui descrive come funziona una camera a gas. Naturalmente lo scrittore russo l’ha immaginata ma è impressionante come sia stata possibile una vergogna del genere: i nazisti infilavano in una stanza questi corpi nudi che cercavano di tenersi per mano e interrogarsi senza più riuscirsi perché, come insegna Primo Levi, avevano già perso la loro dignità.

Scuola e università hanno un ruolo cruciale nel formare le coscienze. Tanto più delicato è quindi il ruolo di chi insegna.
A scuola e tanto più all’università non solo si insegna ma si insegnano anche i valori costituzionali: è l’essenza dell’insegnamento. Anzi: all’università si insegna l’avvio alla ricerca.

Un professore può invocare la libertà di espressione se manifestata in privato o via social (per quanto i social siano luogo pubblico)?
La libertà di espressione è prevista dalla nostra Costituzione ma ha un limite soprattutto quando si esercita una funzione pubblica e quel limite è il rispetto dei valori costituzionali. Quindi quel riferimento a Hitler non è accettabile e non è tollerabile un richiamo ai valori della democrazia quando, come nel caso del professore a Siena, si dice che l’hitlerismo aveva una sua giustificazione. Gli storici devono certo capire perché è successo il nazismo, le cause, quali fenomeni anche economici, sociali, culturali e militari hanno portato a quel punto: è un interrogativo anche filosofico. Hannah Arendt ha cercato di rispondere per tutta la vita come sia stata possibile la Shoah: come è stato possibile che nel centro dell’Europa più avanzata culturalmente, nella patria di Goethe, Hegel, Heine e di tanti altri grandi del pensiero e della letteratura, siano crollati i valori tipici dell’occidente? Lì sono crollati tutti i valori a partire dal comandamento, anche cristiano, di non uccidere: anzi, in quella concezione uccidere diventava perfino anche morale.

Che un docente universitario oggi esprima simpatie naziste è un caso?
Certo che no: alcuni movimenti politici hanno “sdoganato” l’odio, hanno risdoganato l’odio di classe, l’antisemitismo, il linguaggio violento e aggressivo. E ci uvole poco a passare dal linguaggio a questa supposta libertà di pensiero che giustifica fenomeni storici da studiare ma non da riproporre

Oltre tutto si invoca la libertà di pensiero in nome di chi, come Hitler, la impediva.
Infatti è una contraddizione palese: queste persone si appellano alla libertà di pensiero e propongono o giustificano modelli dove la libertà di pensiero portava alla camera a gas. L’aspetto positivo è che la preoccupazione per questi fenomeni è condivisa come dimostra il fenomeno delle “sardine”: poi si vedrà, ma intanto sono arrivate al momento opportuno, questi giovani vogliono il confronto pacifico della discussione pubblica che non si può ridurre a odio e, per ora, sono un antidoto.