Papa Francesco e l'ora di farsi da parte

Papa Francesco sostiene che bisogna imparare a farsi da parte al momento opportuno e molti capiscono che sta pensando a dimettersi

Papa Francesco e l'ora di farsi da parte
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

16 Gennaio 2023 - 18.09


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I greci usavano una parlano molto importante e utile: hybris. Indica l’orgogliosa tracotanza che porta l’uomo a presumere della propria potenza. Ecco allora che accade che papa Francesco sostiene, come ha fatto ieri, che bisogna imparare a farsi da parte al momento opportuno e molti capiscono che sta pensando a dimettersi. Interessante: il papa rimugina in pubblico pensieri su di sé, su cosa debba o dovrebbe fare. Non dice quel che crede sia importante per tutti, a cominciare da noi, da me magari. Io non devo pensare a farmi da parte dopo aver scritto per tanti anni,  stupidaggini probabilmente, o cose che adesso richiedono altre cose, altre gambe. No, io sono indispensabile! Tutti noi siamo indispensabili, i nostri politici sono indispensabili, i nostri tecnocrati sono indispensabili: l’ora del farsi da parte arriva solo per gli altri?

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La tracotanza dell’io appare evidente in questa lettura di una considerazione molto semplice, accessibile a tutti. Perché in ogni ordinamento, da quello sovietico o quello iperliberista, è stato sempre previsto che a un certo punto si vada in pensione? Per tanti motivi, certamente, ma tra questi deve esserci anche la consapevolezza che ad un certo punto bisogna farsi da parte. Nessuno ha previsto che a un certo punto si venga eliminati, gettati dalla Rupe Tarpea.  No, ci si fa da parte, ma si continua, diversamente. Ma un certo assolutismo egocentrico ci porta a ritenere che questo per me non possa valere. L’io è ben saldo nella sua irremovibilità. La storia si ferma davanti a me. 

Farsi da parte non vuol dire porre fine alla propria esistenza, ritenere di non aver più nulla da dire o da fare. L’alternativa in questo senso non è “essere o non essere”. Infatti il punto decisivo di quanto ha detto Francesco è un altro: “ Pensiamo a quanto è importante questo per un sacerdote, che è chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù. Pensiamo a quant’è importante per i genitori, che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita. È bello e giusto che i genitori continuino ad assicurare la loro presenza, dicendo ai figli: «Non vi lasciamo soli», ma con discrezione, senza invadenza. La libertà di crescere. E lo stesso vale per altri ambiti, come l’amicizia, la vita di coppia, la vita comunitaria. Liberarsi dagli attaccamenti del proprio io e saper farsi da parte costa, ma è molto importante: è il passo decisivo per crescere nello spirito di servizio, senza cercare il contraccambio”.

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E’ interessante l’equivoco determinatosi su queste parole perché ci parla di una cultura centrata sull’individuo, non sulla crescita, sull’andare avanti. 

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