Anzaldi sul caso Realiti: "dimostra la superficialità con cui si affrontano temi delicati"

Il deputato del Pd accusa la Rai: "decine di dirigenti ma alla fine si rischia che comandino le società esterne"

Leonardo Zappalà a Realiti

Leonardo Zappalà a Realiti

di Giuseppe Cassarà 
Dopo la vergognosa puntata di Realiti, dove il cantante neomelodico Leonardo Zappalà ha insultato i magistrati Falcone e Borsellino, un terremoto ha scosso la Rai, investita da accese polemiche per quanto accaduto. Uno tra i primi a intervenire è stato Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza.
Onorevole Anzaldi, la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta sulla puntata di “Realiti” oggetto di polemiche per le offese a Falcone e Borsellino. Lei tre anni fa fu tra i primi a denunciare la puntata di “Porta a porta” con il figlio di Totò Riina. Perché stavolta non dice nulla?
Non si possono mettere sullo stesso piano due vicende totalmente differenti come quella di “Realiti” e il caso del figlio di Riina da Vespa. Stavolta la trasmissione è andata in diretta e quello che è accaduto non è stato certamente programmato. Nel caso del figlio di Riina, invece, l’intervista fu ampiamente annunciata, fu registrata prima, fu vagliata dai dirigenti Rai e fu messa in onda, sebbene si fosse sollevata un’ondata di indignazione tra i cittadini e tra le massime istituzioni.
Quindi crede che fosse più grave quell’episodio?
Non c’è dubbio che è stato molto più grave decidere deliberatamente di mandare in onda quell’intervista, pur contro il parere del presidente del Senato, che rispondeva al nome di un magistrato antimafia come Piero Grasso, e contro tutta la commissione Antimafia, a partire dalla presidente Rosy Bindi, piuttosto che assistere al brutto scivolone di oggi a “Realiti”. Ricordo il duro intervento di Claudio Fava non solo sulla scelta di intervistare il figlio di Riina, ma anche sul come veniva intervistato: non da un giornalista esperto di giudiziaria e di mafia. Tutte cose che successivamente in Commissione di Vigilanza furono oggetto di autocritica da parte di Maggioni e Campo Dall’Orto, con le relative scuse. Non che questo assolva la Rai, oggi, per la vergogna degli insulti a Falcone e Borsellino. Anzi il caso di Rai2 svela un altro tipo di problemi.
A cosa si riferisce?
Prima di tutto: perché la grande Rai deve dare visibilità a dei giovani con simili problemi, diciamo così, culturali ed in un contesto così facile e civile come uno studio televisivo? Enrico Lucci è stato bravo per come ha reagito, ma perché quei due stavano lì? Potevano essere criticati o peggio, ma senza renderli famosi. Ci sono tematiche scottanti che non possono essere affrontate con superficialità, a maggior ragione dal servizio pubblico. Gli incidenti sono troppi e troppo frequenti. Non dimentichiamo e non sottovalutiamo cosa è accaduto alla commemorazione di Falcone e Borsellino nell’Aula Bunker, davanti a studenti e autorità, solo due settimane fa, quando il conduttore di Rai1 è caduto in un grave errore sui due magistrati. Un fatto grave e oltraggioso, per chi ha vissuto quel periodo. Come dire che Aldo Moro sia morto di infarto! Nessuno si è scusato.
E secondo?
“Realiti” è una produzione esterna, è un format che viene pagato all’esterno. Lo stesso conduttore Lucci appartiene alla scuderia di Beppe Caschetto, agente quasi monopolista in Rai di una quantità indefinita di trasmissioni, su tutte le reti. Di fronte a questo proliferare di scatole esterne, la Rai ha ancora gli strumenti per decidere cosa va in onda, per vigilare su quello che accade, per influire sugli ospiti che vengono invitati? Le decine e decine di dirigenti Rai, tra capi struttura, capi progetto, direttori e vice direttori di rete, che ci stanno a fare? Chi decide cosa succede a “Realiti”: la Freemantle che lo produce, il potente agente Caschetto o il legittimo direttore di rete Freccero? È evidente che c’è un meccanismo in cui tanti guadagnano, in maniera anche opaca, ma poi se c’è un danno, quel danno lo paga la Rai.
Quale è l’antidoto allo strapotere di società ed agenti esterni?
La Rai dovrebbe dare immediata applicazione alla Risoluzione contro i conflitti di interessi di conduttori, agenti e autori, approvata all’unanimità la scorsa legislatura dalla commissione di Vigilanza. Finché quella direttiva non verrà rispettata dal servizio pubblico, continueremo ad avere privilegi per pochi e schiaffi ai telespettatori che pagano il canone.