Ex dirigente Eni nuovo ministro del petrolio in Libia

Abdulrhman Ben Yezza farà parte del gabinetto di transizione guidato da El-Keib. Il ministro ha lavorato per l'azienda italiana. Un caso o un segnale?

el keib

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redazione 8 maggio 2016
Più laici, meno islamisti e soprattutto il nuovo ministro del petrolio che è un ex dipendente dell'Eni: Abdulrhman Ben Yezza. Una nomina a sorpresa della quale, al momento, è difficile dare una esatta lettura: se Yezza sia stato nominato per le sue indubbie capacità tecniche, maturate nel corso della sua passata esperienza lavorativa, o se - in qualche modo - la sua presenza sia da considerare in quota Eni o in quota Italia, piccola vittoria dopo la guerra (nemmeno tanto clandestina) attraverso la quale i diversi paesi, Francia, Inghilterra e Italia, in primis, hanno cercato di difendere i propri interessi danneggiandosi a vicenda, aggrediti a loro volta anche da emissari dei paesi del Golfo.


Yezza, come detto, è stato in passato presidente del comitato di gestione dell'Eni in Libia e prima ancora aveva lavorato per la Compagnia petrolifera nazionale libica, che poi aveva lasciato per dissidi con il capo dell'epoca Shokri Ghanem, fedelissimo di Gheddafi. Politicamente Yezza è considerato vicino all'ex presidente della Cnt Jibril e filo-italiano.


La lista del nuovo governo di transizione resa nota martedì sera dal primo ministro Abduraheem El-Keib ha conferme e novità.
Infatti, come le indiscrezioni che circolavano fin dalla mattinata sostenevano, ministro della difesa è stato nominato Osama Juwaili, mentre fino ad alcuni giorni orsono i commentatori scommettevano su Hakim Bilhaj, il capo dei combattenti della Tripoli insorta, che in passato aveva imbracciato le armi insieme con i Talebani in Afghanistan.


Arrestato in Thailandia come sospetto appartenente alla rete di Al Qaeda e imprigionato a lungo nella terribile base di Guantanano, Bilahj era stato poi consegnato al regime di Gheddafi. Successivamente, per volontà del delfino Saif al Islam che voleva aprire verso l'islam più radicale, Bilahj era stato scarcerato ed è diventato capo dei guerriglieri più marcatamente islamisti che hanno combattuto il Rais.
Nei mesi passati Bilahj è stato apertamente sostenuto sia dal Qatar che dagli Emirati arabi uniti e si prevedeva un suo ruolo nel nuovo governo, tanto più dopo la sua presa di distanza (almeno a parole) dai Talebani e dalla dichiarazioni di voler accettare sia la democrazia che lo Stato di diritto.

Invece al suo posto è stato il colonnello Osama Juwaili, già capo del consiglio militare di Zentan, che con i suoi uomini ha avuto un ruolo importantissimo nella caduta di Tripoli, ma che non aveva fino ad ora ottenuto i riconoscimenti che il consiglio di quella città chiedeva.
Come mai questo cambio? Oltre alla lettura laici/islamisti fonti di Zentan sostengono che nella nomina sia stata determninante la cattura di Saif al Islam, che è sotto il controllo del Comitato di Zentan e che è diventato una sorta di pedina di scambio nella divisione dei poteri. In altri termini: Saif al Islam vale molto e la città di Zentan ha ottenuto un posto di rilievo nell'esecutivo, proprio rivendicando il merito della sua cattura.



I membri principali del governo presieduto da Abdurrahim El Keib sono: vicepremier Mustafa AbuShagur mentre Osama al-Juwali, comandante militare locale a Zintan, è stato designato ministro della Difesa.
Ibrahim Dabbashi, ministro degli Esteri, Abdul-Rahman Ben Yezza, ministro del Petrolio e Ali Tarhouni, ministro delle Finanze.



[i]Nel video la lettura del nuovo governo[/i]