Ferzat Jarban era giornalista. Il regime siriano tortura e uccide

Jarban è il primo giornalista ucciso in Siria dal 1992, ma sono decine e decine i giornalisti scomparsi ormai da mesi e di cui non si hanno più notizie.

redazione 8 maggio 2016

Ferzat Jarban è stato ritrovato domenica scorsa senza vita ad al-Qasir nei pressi di Homs, la città siriana dove è in atto da giorni una sanguinaria repressione da parte delle forze fedeli al regime di Bashar Al Assad. Il cameraman, che inviava all’emittente Al Jazeera immagini e notizie sulla tragedia in corso in Siria, era stato torturato: gli erano stati strappati gli occhi e la lingua.

“Il barbaro omicidio del collega Ferzat Jarban conferma che il regime di Bashar al Assad è il più sanguinario di tutta la regione. La Lega Araba e la Comunità Internazionale intervengano subito per garantire il rispetto dei principi umanitari “. Questo l’appello lanciato dall’Esecutivo di ISF, Informazione senza frontiere (Information Safety and Freedom), che ha diffuso un comunicato.

“Jarban è il primo giornalista ucciso in Siria dal 1992, ma sono decine e decine i giornalisti scomparsi ormai da mesi e di cui non si hanno più notizie. Nell’agosto scorso le forze di sicurezza di Assad avevano sequestrato e pestato a sangue Ali Ferzat, uno dei più famosi vignettisti del mondo arabo (ha ricevuto il premio ISF-Città di Siena 2011), spezzandogli le mani.

Il vignettista era colpevole di aver denunciato in tutto il mondo la corruzione e la ferocia del regime siriano, mentre il cameraman mostrava il sangue, i carri armati che sparano sulle abitazioni. Nei loro confronti si è esercitata una violenza che va al di là dell’obbiettivo di eliminare testimoni scomodi.

In quei rituali mafiosi c’è un messaggio che vuol propagandare un potere fondato sulla violenza più efferata: un messaggio che è anche una sfida rivolta a tutto il mondo. E’ provata la presenza in Siria di squadroni della morte costituiti da personaggi con il passamontagna nero che agiscono a bordo di auto e motociclette nelle città, che aggrediscono brutalmente e rapiscono civili che poi scompaiono. Chi sono questi uomini neri?

“Certo -conclude Isf- alle forze di sicurezza siriane non manca un’esperienza consolidata nel campo della tortura, ma quei metodi ricordano da vicino quelli dei basiji iraniani e degli Hezbollah libanesi, che sono impegnati a sostegno del regime di Bashar al Assad. Forse Teheran e Beirut dovrebbero dissociarsi da questa deriva sanguinaria che ha colpito anche dei pellegrini di ritorno dalla Mecca“.