Gas nervino contro la folla ma la Lega Araba tace

Loquace sui diritti del popolo siriano, l'organizzazione panaraba tace sulla lotta degli egiziani contro i militari. E non vede i cadaveri dei tanti giovani uccisi.

redazione 23 novembre 2011
[b]di Michele Giorgio[/b]



Nelle ore in cui piazza Tahrir ha levato alta la sua voce contro i militari al potere, per portare a compimento la rivoluzione di gennaio, non può passare inosservato il silenzio assordante della Lega araba che pure ha la sua sede al Cairo, a poche decine di metri dal luogo simbolo della rivolta contro Hosni Mubarak. Loquace sui diritti del popolo siriano, l’organizzazione panaraba invece tace sulla lotta degli egiziani per il passaggio immediato dei poteri dal Consiglio supremo delle forze armate (Csfa) ai civili. E non vede neppure i cadaveri dei dimostranti uccisi buttati nei rifiuti dai poliziotti egiziani. Egemonizzata ormai dall’Arabia saudita e dagli emirati e monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo, la Lega araba non ha commentato le ultime stragi, spesso compiute da cecchini, di decine di civili egiziani disarmati che al Cairo e in altre città reclamano i loro diritti. Così come ad ottobre era rimasta in silenzio di fronte al massacro di 29 egiziani copti da parte dell’esercito e della polizia, tragica anticipazione della carneficina avvenuta nei giorni scorsi in piazza Tahrir.



Qualche parola, ad onor del vero, l’ha pronunciata lunedì il segretario della Lega araba, Nabil el Arabi (un egiziano), ma ha soltanto espresso «dispiacere» per i morti e chiesto a tutte le parti di «contenersi», nulla di più. I leader arabi si sono allineati al tono «sobrio» degli Stati uniti «profondamente preoccupati» per le violenze in Egitto.



Eppure non mancano motivi per indignarsi e per reagire. E di ieri la pubblicazione di un rapporto di Amnesty international dal titolo «Promesse mancate: l’erosione dei diritti umani da parte dei militari al potere», che denuncia come i generali egiziani siano venuti completamente meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si sono resi invece responsabili di abusi e violazioni che in alcuni casi hanno persino superato quelle dell’era di Hosni Mubarak. «Attraverso l’uso delle corti marziali per processare migliaia di civili, la repressione delle proteste pacifiche e l’estensione dello stato d’emergenza in vigore all’epoca di Mubarak, il Consiglio ha perpetuato la tradizione di governo repressivo da cui i manifestanti del 25 gennaio avevano lottato così duramente per liberarsi», ha denunciato Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. Amnesty nota che il Consiglio ha rispettato pochi dei suoi impegni e ha peggiorato la situazione in alcune aree. Ad agosto, i generali peraltro avevano ammesso che circa 12.000 civili erano stati processati dai tribunali militari, con procedure gravemente inique. Il pugno di ferro è stato usato anche per indurre al silenzio i mezzi d’informazione: decine di giornalisti e di responsabili di programmi radiotelevisivi sono stati convocati dai procuratori militari. Anche il triste capitolo delle torture in carcere è rimasto aperto mentre gli sgomberi forzati degli abitanti degli insediamenti precari sono andati avanti dopo l’assunzione del potere da parte del Consiglio supremo delle forze armate.



Un rapporto lungo e dettagliato che non lascia dubbi su ciò che accade in Egitto ma la Lega araba non si indigna per le vicende egiziane come fa per i diritti negati ai siriani e l’uso della repressione da parte del regime di Bashar Assad.



L’Arabia saudita, che domina l’organizzazione che riunisce gli Stati arabi, non ha mai visto di buon occhio le rivolte popolari che da dieci mesi infiammano il Nordafrica e il Medio Oriente, temendo per la sua stabilità e delle altre petro-monarchie. E ha fatto del suo meglio per indirizzarle nella direzione più conveniente ai suoi interessi. Almeno per adesso ci è riuscita.