L'antagonismo strabico e le stragi in Siria

Parte della sinistra radicale ha chiuso gli occhi davanti alle stragi. Perché a loro avviso Assad è un anti-imperialista e il popolo torturato da anni per loro non esiste.

Protesta in Siria

Protesta in Siria

redazione 8 maggio 2016
Dopo aver sostenuto le buone ragioni di Muammar Gheddafi, a loro avviso eroe dell’epopea anticoloniale, la sinistra antagonista ha chiuso per mesi entrambi gli occhi davanti alla mattanza assadiana in Siria. Perché a loro avviso Assad è un anti-imperialista (francamente viene da ridere solo a scriverlo, ma così è) e il popolo che tortura da anni per loro non esiste, anzi no, è contento di essere massacrato quotidianamente. Ora però accade che in Egitto i generali, con l’evidente complicità silente degli americani, abbiano fatto per giorni quel che Assad fa da mesi. E allora i nostri antagonisti insorgono. Contro i silenzi dell’occidente, contro i silenzi della Lega Araba. A ragione, ovviamente. Ma uno si chiede: come mai in Siria invece massacrare va bene? I morti di questi giorni al Cairo equivalgono, numericamente, ai morti che giornalmente gli aguzzini di Assad lasciano sul terreno in Siria. Ma quei morti, per i nostri antagonisti, sono controrivoluzionari, non vanno denunciati.



Il miglior interprete di questo ottenebramento della ragione è ovviamente Oliviero Di Liberto. Si trova in buona compagnia, sapete di chi? Dell’estrema destra, politica e clericale. Ed Husain, del Council of Foreign Relations, ha definito Assad la migliore opzione per Israele, tanto per dirne una. E sul fronte clericale cade a fagiolo la disperata missione romana di un’inviata del patriarca maronita a Roma. Cerca giornalisti cattolici da portare in Siria per vedere quanto è buono il torturatore Assad e quanto sono cattivi i torturati. Pare però che abbia trovato pochi pesci pronti ad abboccare. Forse se l’inviata del patriarca avesse bussato ai portoni dell’antagonismo duro e puro avrebbe trovato interlocutori più disponibili.