Lettera aperta a Shirin Ebadi

L'iraniana premio Nobel per la pace ha detto: la primavera araba arriverà solo con la parità uomo-donna.

redazione 8 maggio 2016
Gentile Signora Ebadi,


le sue recenti dichiarazioni sulla “primavera araba”, rese in questi giorni qui in Italia, le abbiamo lette con il consueto interesse, piacere, e se ci consente anche con una certa empatia nei confronti Suoi e della Sua lotta, simbolo della lotta di milioni di donne musulmane, non soltanto iraniane, ma certamente anche del Suo paese. Lei dice che la primavera non sarà Primavera fino a quando le donne di quei paesi non avranno gli stessi diritti degli uomini. Bello, bellissimo, coinvolgente, ma possiamo dirLe, sommessamente e affettuosamente che questa frase andrebbe spiegata, altrimenti rischia di ingenerare qualche equivoco?



Non c’è dubbio che la condizione della donna nelle società musulmane sia una ferita, uno scandalo per chiunque si senta minimamente influenzato da cultura umanista. Uno scandalo doloroso davanti al quale troppo spesso si è fatto oscenamente ricorso al “relativismo”, per la serie che il velo è un simbolo religioso e va rispettato.



Ma, alle volte, carissima signora Ebadi, un medico per curare una ferita non deve toccarla. Nel caso di ascessi ad esempio prima di mettere le mani tra i denti non si interviene sul sangue, per debellare l’infezione con antibiotici?



Ecco, è questa la chiave del ragionamento che vorremmo rivolgerle. Nelle società alle quali Lei ha fatto riferimento, quelle cioè dove nelle piazze si agita la Primavera, i prigionieri hanno diritti? I lavoratori hanno diritti? Gli eterosessuali hanno diritti? Le minoranze hanno diritti? Gli umili hanno diritti? Gli immigrati hanno diritti? I malati hanno diritti?



La questione femminile in quelle società è parte enorme di una questione che non può essere tagliata a fette, la questione dei diritti fondamentali dell’uomo, per la quale Lei nobilmente si batte. Dunque sa benissimo che non si può curare la questione femminile senza curare questa questione nella sua interezza. Uomini che non hanno diritti potranno mai rispettare le loro mogli, le loro compagne di vita, le loro impiegate, le loro vicine, le loro colleghe, le loro figlie? E infatti Lei sembra dire che il punto d’arrivo del cammino delle Primavere sarà la parità di diritti tra uomo e donna.



A noi sembra, carissima signora Ebadi, che Lei ci abbia giustamente richiamato allo scandalo più forte e evidente che tormenta quelle società. Ci sembra abbia parlato dell’ascesso, ma per curarlo bisogna arrivare nel sangue di quelle società.La Primavera deve entrare nel sangue di quelle società. Cioè lì dove i dispotismi, religiosi e laici, hanno iniettato violenza, sopraffazione e discriminazione.


Signora Ebadi, la salutiamo con affetto e gratitudine.