Locomotori ad orologeria per Pinochet

A quarant'anni dal golpe cileno la storia degli operai dell'Ansaldo di Genova che sabotarono i locomotori ordinati da Pinochet. [Ludovica Schiaroli]

redazione 8 settembre 2013
“Cento chilometri, non uno di più. Mandammo quei locomotori in Cile e si ruppero tutti, uno dopo l’altro”. Massimo Bisca, oggi presidente provinciale dell’ANPI genovese, nel 1973 era un operaio all’Ansaldo di Campi, sezione Trasporti ed è con un po’ di emozione che ricorda come operai, parte della dirigenza aziendale e i lavoratori del porto boicottarono i locomotori ordinati da Pinochet.



In realtà i locomotori erano stati ordinati qualche anno prima dal governo socialista di Allende, il contratto era stato firmato e la produzione in fabbrica era già iniziata quando avviene il golpe. La gioia di lavorare per la neonata democrazia cilena si tramuta in rabbia, nessuno vuole continuare a produrre i locomotori che ora andranno a Pinochet. Contemporaneamente in città viene organizzata una manifestazione contro Pinochet, alla quale partecipano anche i lavoratori Ansaldo, che a questo punto devono trovare il modo per rispettare il contratto senza pagare penali.


“Fu così che decidemmo di utilizzare lo stesso sistema che usavano i nostri compagni durante la guerra per sabotare la produzione bellica dei tedeschi. I locomotori venivano costruiti come da disegno e progetto, ma usando le tolleranze in modo particolare, i pezzi sembravano perfetti ma erano accoppiati in modo tale che ad un certo punto si bloccavano”.


Decisa la strategia viene messa al corrente anche parte della direzione aziendale. Quando tutto è pronto, tramite il sindacato vengono avvisati i lavoratori del porto, e inspiegabilmente, c’è sempre qualche problema che ne ritarda la spedizione. “Quando alla fine furono consegnati, fecero poca strada: dopo cento chilometri uno dopo l’altro grippavano”, ricorda Bisca.


Da Pinochet comunque non arrivò mai nessuna lamentela. Il contratto era stato onorato, i locomotori erano arrivati e sembravano perfetti... a parte per un piccolo dettaglio: erano ad orologeria.