Tra Fatah e Hamas è l'ora della pace

Al Cairo il meeting tra le due fazioni per la riconciliazione e formare un nuovo governo di unità nazionale. Da scegliere il primo ministro e la data delle elezioni.

redazione 8 maggio 2016
[b]di Marta Fortunato[/b]



Mahmoud Abbas e il capo dell’ufficio politico di Hamas Khaled Meshaal si incontreranno nella capitale egiziana, nonostante gli eventi drammatici degli ultimi giorni in corso in piazza Tahrir. Le trattative proseguiranno “come concordato giovedì scorso”, hanno riferito funzionari di entrambi i movimenti politici.

Sono ormai passati più di sei mesi da quando Fatah e Hamas hanno firmato l’accordo di riconciliazione che avrebbe dovuto porre fine alle divisioni politiche interne e dar vita ad un governo di unità nazionale. Il passo successivo sarebbe stato quello di indire elezioni presidenziali e parlamentari entro un anno. Riconciliazione che nella realtà non è mai stata attuata, perchè le due parti non hanno trovato un accordo sulla composizione del governo ad interim e sul nome del primo ministro. Fatah aveva insistito per mantenere in carica Salam Fayyad, ma Hamas si era fortemente opposto.

Dopo una fase di pessimismo, nelle ultime settimane sembra che i leader politici abbiano trovato un terreno comune per un accordo. Il primo ministro Salam Fayyad – ben visto dalla comunità internazionale e da Washington – ha dichiarato di essere disposto a farsi da parte quando ci sarà il nome di un terzo candidato indipendente.

L’idea di avere Fayyad come primo ministro “è già stata scartata”, ha dichiarato Ismail Radwan, funzionario di Hamas – Ora stiamo cercando di trovare il consenso per la scelta di qualcuno che possa guidare il governo in linea col patto di riconciliazione”. Quindi Hamas proporrà una lista di nomi, se gli verrà chiesto di farlo, ma “la priorità è trovare un accordo su una figura che sia in grado di prendere le redini di un governo di unità nazionale”.

Tre le tematiche che verranno discusse domani durante l’incontro tra Abu Mazen e Meshaal: la riforma dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), la data delle elezioni e alcune questioni governative.

“Il vertice si focalizzerà sull’agenda politica e sulle prospettive future per il popolo palestinese in un momento in cui il processo di pace è stato bloccato dall’intransigenza del governo israeliano” ha dichiarato Azzam al-Ahmed, funzionario di Fatah.

“L’unità palestinese è la base fondamentale per il re [ Abdullah di Giordania], il quale ha sempre ritenuto che il potere potrà essere completo solo se ci sarà un’unità palestinese” ha dichiarato Nasser Judeh, ministro degli esteri giordano a seguito della visita a sorpresa di re Abdallah a Ramallah che ha avuto luogo lunedì scorso. Una visita che il monarca non faceva da 10 anni e che, secondo Judeh, è avvenuta per “appoggiare la creazione di uno stato palestinese coi confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale e per enfatizzare l’importanza della questione palestinese all’interno della leadership giordana”.



Ma la visita di Abdullah deve anche essere letta come un tentativo di limitare il potere dei partiti di ispirazione islamista all’interno della Giordania. Infatti dopo l’incontro con Abbas, l’esiliato leader Khaled Meshaal, si recherà in Giordania. Il capo dell’ufficio politico di Hamas, che ora ha la sua base nella capitale siriana, non mette piede in Giordania dal 1999, cioè da quando la leadership del suo movimento è stata espulsa dal governo giordano. Una visita di Meshaal in Giordania, secondo Abdullah, non deve rafforzare i partiti islamisti giordani ma deve essere letta solo come parte dell’appoggio giordano all’accordo di riconciliazione tra i due movimenti palestinesi.
“La visita [a Ramallah] del re è un messaggio che la visita di Khaled Meshaal in Giordania avverrà sotto l’ombrello della riconciliazione palestinese e dell’Anp” e non sarà un segnale per i Fratelli Musulmani, ha spiegato l’analista politico giordano Amer Sabaileh.

A seguito dell’incontro di domani si saprà anche se il primo ministro Benjamin Netanyahu trasferirà i fondi provenienti da tasse e dazi palestinesi all’Anp. Un congelamento dei trasferimenti in vigore da quando la Palestina ha ottenuto il riconoscimento dell’Unesco. Di fronte alle pressioni americane, Netanyahu ha dichiarato che “non prenderà nessuna decisione fino a quando non ci sarà l’incontro del Cairo” durante il quale i due leader palestinesi “parleranno della formazione di un governo di unità nazionale”.

Israele fino ad ora ha congelato il trasferimento di 100 milioni di dollari ed entro la fine di novembre questa cifra raddoppierà.