Turchia: si allontana l'ingresso nell'Ue

Cipro è il principale ostacolo formale all’entrata di Ankara in Europa, visto il suo potere di veto. Ma il vero tappo all’avanzamento del processo d’adesione è tutto politico.

redazione 8 maggio 2016
«Un mezzo paese alla guida di un’Unione miserabile». Le parole con cui ieri il presidente turco Abdullah Gul – al secondo giorno della sua visita britannica – ha stroncato la prospettiva della presidenza cipriota dell’Ue mostrano fino a che punto sia cresciuta la frustrazione della Turchia per l’impasse in cui è precipitato il processo di adesione di Ankara all’Unione Europea.



Cipro è il principale ostacolo formale all’ingresso della Turchia in Europa. Grazie al potere di veto, l’isola blocca qualsiasi possibile passo avanti del negoziato. Ma in realtà il vero tappo all’avanzamento del processo d’adesione è tutto politico, e risiede nella ferma opposizione alla memebership di Francia e Germania. Meglio: di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.

Secondo Gul, la lentezza con cui l’Unione sta gestendo la pratica turca minaccia la reputazione di tutti e ventisette i paesi che la compongono. Ma la più grande crisi di credibilità rischia di aprirsi a giugno, quando Cipro siederà alla presidenza di turno dell’Unione per sei mesi. «Mezzo paese in testa a un’Unione miserabile: è questa l’espressione che ho usato con i leader dell’Unione Europea», ha detto Gul ai giornalisti.

Il duro disappunto della Turchia nei confronti della presidenza cipriota era già stato espresso qualche mese fa dal governo erdogan. Il quale arrivò a minacciare il congelamento delle relazioni diplomatiche con l’Unione Europea nel caso in cui a Cipro sarebbe stato concesso di assumere la guida dell’Ue.



Ma l’animosità di Ankara nei confronti di Cipro viene da molto lontano. Dal 1974 l’isola è divisa in due parti: una greca e una turca (quest’ultima riconosciuta solo da Ankara). Negli ultimi mesi il conflitto mai sopito tra i due contendenti è riesploso con grandissima forza. Soprattutto dopo che Cipro a settembre ha iniziato – insieme a Israele, nazione con cui la Turchia non ha più relazioni diplomatiche – un’esplorazione petrolifera nelle acque al largo dell’isola. Secondo la Turchia, queste esplorazioni sono «illegali» perché il mediterraneo orientale non fa parte esclusivamente del territorio greco-cipriota. E così ha sostenuto Cipro Nord in una missione esplorativa autonoma e contraria.



Ora, sino a che punto si spingerà il conflitto tra le due parti dell’isola (e tra la Turchia e la Grecia dietro le quinte), è difficile prevederlo. Di sicuro c’è che questo è un problema che si aggiunge a quelli che già di suo hanno Atene (crisi economica) e Ankara (guerra curda, conflitto con Israele).



Così, l’inabbisarsi della prospettiva europea – lungi dall’essere solo un problema turco – getta così un’ombra tetra sulla pace e la stabilità di un’intera area alla periferia dell’Unione. Oltre a bloccare un processo di democratizzazione tutto interno alla Turchia che ha stravolto positivamente il paese anatolico.



La prospettiva europea è stata infatti una stella polare dei governi del partito per la Gistizia e lo Sviluppo (Akp), a cui appartengono sia Gul sia il premier Erdogan. Sull’approdo europeo i deu hanno fatto per innescare un movimento riformatore indirizzato a diminuire la presenza dell’esercito nella vita pubblica, a modernizzare il sistema penale, ad aprire le maglie della democrazia. E i risultati sono stati straordinari.



Ora il blocco del percorso europeo rischia di provocare un arretramento della Turchia: la quale sta sempre più ripiegando su posizioni nazionaliste e difensive. Così, le parole di Gul, apparentemente arroganti, assomigliano più a una richiesta di attenzione e aiuto. Che hanno però la fenomenale sfortuna di essere pronunciate nel momento in cui l’Europa, più che pensare a come allargarsi, è concentrata a trovare un modo per salvarsi dalla crisi economica e finanziaria.