Denunciò le atrocità degli Usa: il soldato Manning tenta il suicidio in carcere

Sta scontando 35 anni per spionaggio e tradimento. In prigione ha cambiato sesso e ora si chiama Chelsea

Chelsea Manning e quando ancora si chiamava Bradley

Chelsea Manning e quando ancora si chiamava Bradley

globalist 6 luglio 2016

Ha violato i segreti militari. Certo. Ma per raccontare di assassinii e crudeltà commesse dai soldati americani in Iraq.
Ma adesso Chelsea Manning, che diffuse tramite Wikileaks centinaia di migliaia di documenti segreti americani, ha tentato il suicidio nel carcere militare dove sta scontando una condanna a 35 anni per spionaggio e tradimento. Lo hanno riferito l'emittente Cnn e il portale Tmz, citando fonti del carcere militare di Fort Leavenworth.

Quando ancora si chiamava Bradley, Manning diffuse i documenti su Wikileaks mentre prestava servizio come soldato in Iraq. Dopo la condanna nel 2013, ha annunciato di essere transgender e di aver assunto il nome femminile di Chelsea, ma sta scontando la condanna in un carcere maschile. Questa mattina è stata condotta in ospedale dopo il tentativo di suicidio. Il portavoce militare Patrick Seiber ha riferito alla Cnn che è ora fuori pericolo ma sotto osservazione.

"Il trattamento cui vengono sottoposti dal governo coloro che diffondono le notizie è un reato più grave di quello per cui sono stati incarcerati", ha commentato su Twitter Edward Snowden, protagonista di un'altra importante fuga di notizie riservate, quella sulle azioni di spionaggio dell'Nsa americana. Fuggito dagli Stati Uniti, Snowden ha ottenuto asilo in Russia.