Segregata in cella senza diritti: Chelsea Manning inizia lo sciopero della fame

Il soldato che denunciò l'esercito Usa protesta contro il rifiuto di fornirle la terapia necessaria per il cambiamento di genere sessuale.

Chelsea Manning

Chelsea Manning

globalist 10 settembre 2016

Dopo il tentato suicidio e il restringersi degli spazi di libertà a causa del gesto, non c'è ancora pace per il soldato che ha osato sfidare gli Usa. Chelsea Manning, che fornì a Wikileaks migliaia di pagine di documenti militari classificati americani, ha iniziato un sciopero della fame per protestare contro il rifiuto dell'esercito di fornirle la terapia necessaria per il cambiamento di genere sessuale.


"Ho chiesto aiuto. Non l'ho ricevuto. Ho bisogno di aiuto", ha twittato Manning dal carcere. In un comunicato pubblicato sul suo sito chelseamanning.org, la ventottenne ha chiesto garanzie scritte all'esercito americano perché possa ricevere la "terapia prescritta dal medico per la sua disforia di genere."


"A partire dalle 12:01 del 9 settembre 2016 e fino a quando non vedrò rispettati gli standard minimi di dignità, rispetto e umanità, mi rifiuto di tagliare o accorciare volontariamente i capelli; consumare cibo o bere, fatta eccezione per l'acqua e i farmaci prescritti, e rispettare le norme, i regolamenti, le leggi e gli ordini che non sono legati alle due cose che ho menzionato", ha scritto la donna.


Manning ha anche chiesto di porre fine a quello che ha chiamato "bullismo high tech", denunciando "il continuo e troppo zelante controllo amministrativo da parte delle guardie carcerarie e dei funzionari militari". All'epoca Bradley Manning, ex analista di intelligence, era stato condannato a 35 anni di carcere nel 2013 con l'accusa di spionaggio dopo aver sottratto documenti classificati, mentre prestava servizio in Iraq con l'esercito degli Stati Uniti nel gennaio 2010.


Manning sta scontando la pena in un carcere militare presso la base militare di Fort Leavenworth, nello stato americano del Kansas. La donna ha lanciato un appello contro la sua condanna a maggio, sostenendo che la sentenza di condanna era "gravemente iniqua e senza precedenti" e che dovrebbe essere ridotta a 10 anni.