La ministra turca: Olanda xenofoba e razzista, io trattata in modo disumano

Fatma Betul Sayan Kaya ha parlato a una sessione dell'Onu

La ministra turca della Famiglia, Fatma Betul Sayan Kaya

La ministra turca della Famiglia, Fatma Betul Sayan Kaya

globalist 15 marzo 2017

Belle parole. Se le dicesse anche verso i suoi compatrioti turchi finiti nelle galere di Erdogan sarebbe più credibile: la ministra turca della Famiglia, Fatma Betul Sayan Kaya, ha denunciato di aver subito un ''trattamento disumano'', in contraddizione con i protocolli diplomatici, da parte del governo olandese. Kaya è stata fermata sabato dalle autorità olandesi mentre tentava di raggiungere il consolato di Ankara a Rotterdam per incontrare esponenti della comunità turca locale. Il convoglio del ministro turco è poi stato scortato dalla polizia olandese fino al confine con la Germania, dove Kaya è stata espulsa. Sono inoltre stati vietati i comizi che il ministro aveva in programma nelle città olandesi di Hengelo, Enschede e Wehl.
"L'Olanda ha violato numerose convenzioni europee e dell'Onu limitando la libertà di parola e di movimento di una donna ministro che gode di immunità diplomatica", ha detto Kaya intervenendo a una sessione organizzata dalle Nazioni Unite sullo status delle donne. "A nome del mio Paese e di tutte le donne, condanno con forza questo trattamento di parte, razzista e xenofobo", ha aggiunto, affermando che il mondo non deve ''restare in silenzio'' di fronte alle azioni del governo olandese.
Kaya ha anche condannato la decisione emessa ieri dalla Corte di Giustizia Europea di bandire il velo islamico nei luoghi di lavoro. ''Questa decisione fa chiaramente il gioco degli estremisti'', ha detto.
Secondo Kaya questo divieto rende ancora più difficile per le donne musulmane avere un ruolo attivo in ambito sociale ed economico, se si vedono costrette a scegliere tra la fede e la carriera.
La Corte Europea ha stabilito che non costituisce una discriminazione diretta la norma interna di un'impresa che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso.