Alfie Evans come Charlie: la lotta dei genitori per tenerlo in vita

Ha 18 mesi, è in coma e sembra non ci sia una cura per salvarlo. I medici hanno chiesto il parere dell'Alta Corte inglese per staccare la spina. Ma i due giovani genitori non ci stanno

Il piccolo Alfie con il papà

Il piccolo Alfie con il papà

globalist 9 dicembre 2017

Si chiama Alfie Evans ed ha una storia simile a quella del piccolo Charlie Gard. Anche la famiglia Evans (Thomas e Katie), come i genitori di Charlie, stanno affrontando una battaglia legale per tenere il proprio figlio ancora in vita. Alfie - 18 mesi - ha una misteriosa patologia. I medici dell'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool, dove il bimbo è ricoverato, si sono rivolti all'Alta Corte inglese per "staccare la spina". "Esaurite tutte le opzioni", dicono.


Ma i genitori non ci stanno: "Stiamo vivendo un incubo. Avevamo trovato un ospedale in Italia disposto ad accogliere Alfie".


Il piccolo Alfie è in coma dallo scorso dicembre. Non è ancora chiaro di cosa soffra esattamente. Per questo, i genitori hanno cercato a tutti i costi un ospedale che potesse fare una diagnosi precisa al bimbo e, di conseguenza, curarlo. Ma l’Alder Hey si è rivolto all’Alta Corte perché pensano non ci siano più speranze. "Pensano che la vita di nostro figlio sia inutile - ha scritto Thomas Evans, padre del bambino, sulla pagina Facebook di sostegno - Abbiamo bisogno di tutto il vostro supporto".


La decisione dell’Alder Hey arriva dopo mesi di accese discussioni tra l’ospedale e i genitori. “E’ devastante. Siamo così contrariati - ha dichiaratoThomas - Non stanno dando una chance a nostro figlio, lo stanno ignorando”. “Perché dovremmo portarlo in un hospice quando c’è un ospedale disposto ad accoglierlo? - continua il papà del piccolo Alfie - Un dottore si è offerto volontario, voleva capire meglio la situazione di nostro figlio, ma i medici dell’Alder Hey si sono rifiutati di parlare con lui”.


“Capiamo la situazione drammatica in cui si trova la famiglia - hanno fatto sapere dall’ospedale - Ma, sfortunatamente, nonostante l’impegno dei nostri dottori, non è possibile salvare tutti i bambini”. E come per il piccolo Charlie, sui social è nato l'"Alfie’s army" (quasi 30mila solo su Facebook) a sostegno della famiglia anche con una raccolta di fondi.