30 anni fa l'uccisione di Dulcie September, l'attivista nera che spaventava il regime segregazionista

Rappresentante in Francia dell'Anc, fu assassinata nel suo ufficio di Parigi. Stava per rivelare come Francia e Sud Africa violavano l'embargo sulla vendita di armi a Pretoria

Manifestazione per la morte di Dulcie September

Manifestazione per la morte di Dulcie September

globalist 29 marzo 2018

Sono passati 30 anni da quella mattina quando Dulcie September, plenipotenziaria dell'African National Congress in Francia, fu assassinata nel suo ufficio, al n.28 di rue del Petites Ecuries, nel decimo arrondissement.
Aveva 53 anni. Gli assassini la sorpresero piazzandole quattro colpi di pistola al viso e, poi, quello di grazia alla nuca.
Un omicidio firmato da professionisti che, il 29 marzo 1988, scosse la Francia e il Sud Africa nero che combatteva la sua guerra contro il regime segregazionista. Ma quell'eliminazione, che tutti sapeva portare ai circoli più oltranzisti sudafricani, non ha mai trovato un colpevole.
Gli investigatori francesi, d'altra parte, lavorarono su pochi elementi: nessun aiuto dai bossoli trovati accanto al cadavere dell'attivista nera, nessun aiuto dalla descrizione fatta da testimoni non molto attendibili dei presunti killers che, per il modo con cui agirono, erano sicuramente dei professionisti.
Ancora oggi Jacqueline Derens, traduttrice ed amica di Dulcie September, accusa di servizi segreti sudafricani del tempo perchè la vittima dalla Francia, dove aveva trovato rifugio, ''denunciava quotidianamente ciò che stava accadendo in Sudafrica. Volevano zittirla. "
Il loro primo incontro risale al 1979, quando Dulcie, in occasione di un convegno, dal palco si rivolse al pubblico, dove si trovava Jacqueline Derens, per condannare la politica dell'apartheid .
Parole che scossero i presenti (''avevamo le lacrime agli occhi", dice oggi Jacqueline Derens) anche perché in Francia, all'epoca, l'opinione pubblica non riusciva davvero a cogliere la crudeltà di ciò che stava accadendo in Sudafrica.
Dulcie parlava non per sentito dire perché, come milioni di neri in Sud Africa, quando nel 1948 fu istituito l'apartheid, lei stessa fu vittima di segregazione, sfrattata dalla sua casa.
Dopo avere insegnato per qualche anno, aderì all'opposizione nera. Arrestata nell'ottobre del 1963, trascorse cinque anni in prigione. Qualche anno dopo la sua liberazione, lasciò il Paese. Prima andò a Londra, dove vivevano molti esuli dell'Anc, poi in Francia, dal 1986, come rappresentante dell'African Natioal Congress.
Il suo attivismo non poteva passare inosservato al regime bianco del Sud Africa, che cominciò a seguirne le mosse. Tanto che i collaboratori dell'attivista chiesero che fosse protestta, ricevendo dall'allora ministro dell'Interno, Charles Pasqua, un secco rifiuto.
Lei non si sentiva al sicuro perché, un anno prima della sua morte, mentre era in metropolitana le erano stati rubati i documenti d'identità. Poi un furto nel suo ufficio fece sparire documenti per lei importanti.
Poi l'omicidio, che non ha mai avuto un colpevole. Il caso fu archiviato nel 1992, ma nel 1998 la Commissione Audizione di verità e riconciliazione, incaricata di fare luce su crimini del regime segregazonista, interrogò il colonnello Eugene de Kock, il leader degli squadroni della morte sudafricani. Le sue rivelazioni furono sorprendenti: ammise di avere architettato l'omicidio di Dulcie September, svelando che uno dei killer era Jean-Paul Guerrier, un mercenario vicino a Bob Denard, uno dei più famosi 'mastini della guerra'.
Il caso è ora prescritto e ci vorrebbe un elemento concreto per riaprirlo. Jacqueline Derens sostiene che "questo è un problema delicato sia per la Francia che per il Sudafrica, e nessuno di questi due Paesi ha alcun interesse. Per scoprire la verità, i documenti dovrebbero essere declassificati. Oppure aspetta che i protagonisti siano morti, in modo che non possano più essere preoccupati".
Accedendo gli archivi privati ​​di Dulcie September, il giornalista olandese Evelyn Groenink ha scoperto che l'attivista stava per svelare i contratti relativi alla vendita di armi conclusi nel 1980 tra Parigi e Pretoria, in un momento in cui il Sud Africa era sotto embargo internazionale. Una causale sin troppo plausibile.