Libia, Yemen e Palestina, dove sta la guerra? Un ripassino per il ministro ignorante

Salvini parla dei naufraghi a bordo della Diciotti, fa l'elenco delle nazionalità chiedendo da dove fuggono. Fa prima a dire dove c'è pace e rispetto dei diritti umani

Miliziani dell'Isis in Libia

Miliziani dell'Isis in Libia

globalist 10 luglio 2018

Un ripassino alla storia e alla geografica non sarebbe male. Così si evitano figuracce. Ha detto il ministro di polizia:  "Sono queste le nazionalità degli immigrati saliti a bordo della nave Diciotti (Guardia Costiera) recuperati da un'altra nave che è intervenuta in acque libiche. 23 Pakistan, 4 Marocco, 4 Algeria, 1 Bangladesh, 1 Ciad, 2 Egitto, 1 Ghana, 10 Libia, 1 Nepal, 7 Palestina, 12 Sudan, 1 Yemen. I due facinorosi sono un ghanese ed un sudanese. P.s. In quali di questi Paesi c'è la guerra?".
Vista l’ignoranza al potere - e tenuto conto che i casi andrebbero esaminati singolarmente - proviamo a raccontare da quali ‘paradisi’ provengono le persone che nel linguaggio dei razzisti nostrani sarebbero in ‘crociera’
Nel Pakistan c’è in atto dal 2004 la guerra del Waziristan che vede la popolazione locale ostaggio della mano pesante del governo da una parte e della neutralista dei diversi gruppi di fondamentalisti islamici dall’altra.
Tra l’altro la regione negli ultimi anni è diventata roccaforte dell’Isis della sedicente provincia del Khorasan. Ci sono le tensioni con incidenti e morti nella regione contesa del Punjab e nella zona del Belucistan.
C’è la minoranza cristiana perseguitata, ci sono tanti di quegli attentati terroristici di cui si è perso il conto e il 60% della popolazione sotto la soglia di povertà.
Per altre informazioni chiedere a Malala
In Egitto c’è la repressione militare, i perseguitati politici uccisi, torturati o sbattuti in galera non si contano e c’è l’area del Sinai nuovo terreno di conquista dell’Isis. Poi ovviamente i casi come quello di Regeni sono decine ma il ministro di Polizia ha detto che tutto sommato meglio lasciar correre per non rovinare i nostri affari.
In Libia non c’è più uno Stato. C’è l’Isis, le milizie si sparano le une contro le altre, la criminalità controlla i grandi e i piccoli traffici. La guerra non è mai finita. Anzi, ci dica il leghista in Libia dove sta la pace.
In Palestina c’è un popolo perseguitato e senza diritti, senza più nemmeno una speranza ora che Trump ha dato il via libera alle peggiori discriminazioni della destra israeliana. Domandare a un palestinese perché decide di andare è una presa in giro.
Nel Sudan dipende: se vengono dal Sudan sono spinti dalla miseria. Ma nel Sud Sudan c’è una terribile guerra civile dove non c’è tregua che vede morti e miseria. Ci sono le nuove generazioni che non hanno conosciuto mai un giorno di pace.
Nello Yemen agiscono Al Qaeda, l’Isis, mentre si combattono le fazioni sunnite appoggiate dal’Arabia saudita contro i ribelli Houthi sciiti vicini all’Iran. I morti civili nel bombardamenti non si contano e sono state utilizzate anche bombe vendute ai sauditi dall’Italia. Oltre a ciò il paese è afflitto da un’epidemia di colera.
Quanto al Bangladesh, dove i fondamentalisti islamici crescono di giorno In giorno, c’è una situazione di violenza e instabilità diffusa che solo alcuni mesi fa un magistrato dispose la protezione umanitaria per un bengalese fuggito da quelle terre.
Nel Ciad, dove l’80% della popolazione vive sotto la soglia della povertà, ci sono continue violenze e conflitti tra le moltissime etnie che compongono il paese.
In Marocco e Algeria non ci sono guerre (in Algeria il terrorismo sì) ma ci sono situazioni di non rispetto dei diritti umani per gli oppositori politici che rientrano tra quelle previste dall’articolo 10 come 3 della Costituzione che recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”