Allarme dell'Onu: almeno 5mila famiglie sfollate nell'inferno di Tripoli

Solo nelle ultime 48 ore oltre 1.700 nuclei familiari in fuga a causa degli scontri fra milizie iniziati il 26 agosto scorso e terminati almeno per il momento ieri con un nuovo cessate il fuoco

Un'immagine di Tripoli

Un'immagine di Tripoli

globalist 26 settembre 2018

L'Onu lancia l'allarme sulla situazione a Tripoli dopo settimane di scontri tra milizie. Sono circa 5mila le famiglie che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni per cercare rifugio in altre aree della capitale libica a causa degli scontri fra milizie iniziati il 26 agosto scorso e terminati almeno per il momento ieri con un nuovo cessate il fuoco.
Solo negli ultimi due giorni - ha sottolineato la coordinatrice per la Libia dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), Maria Ribeiro - le famiglia sfollate sono state circa 1.700.
L'Onu ha anche avvertito che se i combattimenti dovessero riprendere il numero di civili coinvolti nelle violenze è destinato a crescere. Al momento il triste bilancio di sangue del mese di scontri parla di 115 morti e 560 feriti.
Nel corso di una riunione della commissione d'emergenza istituita dal governo per affrontare la crisi umanitaria si è deciso di aprire centri di accoglienza a Tarhuna, Gasr Garabullu e Tajura, mentre altri sfollati sono stati dirottati a Bani Walid, Khoms e Janzur. Ieri i media libici hanno dato notizia del raggiungimento di un nuovo accordo per un cessate il fuoco tra milizie rivali nella parte meridionale di Tripoli. Secondo l'emittente televisiva "al Libya", che cita fonti militari, dopo giorni di scontri le parti che si combattono sono arrivate ad un'intesa.