La 'sensibilità' di Melania Trump: "le vittime di violenza sessuale devono mostrare le prove"

La First Lady sul caso Brett Kavanaugh: "non puoi solo dire che qualcuno ti ha violentata, devi mostrare delle prove credibili"

Melania Trump

Melania Trump

globalist 10 ottobre 2018

Dopo la chiusura del caso di Brett Kavanaugh, che si è concluso con la nomina del giudice accusato di violenza sessuale da due donne alla Corte Suprema degli Stati Uniti, Melania Trump, reduce dal suo viaggio in Africa - dove ha sfoggiato una mise parecchio criticata - ha detto la sua sull'argomento: "sostengo le vittime di violenza sessuale, ma devono mostrare delle prove credibili".


Non si capisce cosa intenda la First Lady per "prove credibili", dato che nella maggior parte dei casi le denunce arrivano dopo mesi se non anni che la violenza si è consumata, vista spesso la paura e la vergogna delle vittime, e le prove si limitano quindi alle testimonianze. Il resto deve farlo il giudice competente, tramite accurate indagini. Che sia la vittima a dover procurare delle prove sarebbe una novità assoluta in qualsiasi campo, non solo in quello della violenza sessuale. 


Come sempre, comunque, Melania Trump sembra cercare di cavarsela alla meno peggio per confermare e supportare il marito. Alle critiche ricevute per questa sua affermazione, la First Lady ha risposto: "non puoi dire semplicemente 'quello mi ha violentata': devi mostrare le prove, specie perché i media spesso ci ricamano sopra". Cosa verissima, in alcuni casi, ma bisogna specificare cosa si intenda per prove: a meno non non seguire l'esempio di Monica Lewinski e di conservare un campione di liquido seminale, bisogna ascoltare le testimonianze e indagare su quelle. Indagare a fondo, non con un'inchiesta durata 8 giorni su un caso di 36 anni fa come ha fatto l'Fbi su Brett Kavanaug.