"Trattamenti inumani": La Corte europea condanna l'Italia per il carcere duro a Provenzano

Il boss mafioso rimase in regime di 41 bis fino alla morte nel luglio 2016. Per i giudici di Strasburgo negli ultimi 4 mesi fu violato il suo diritto di non essere sottoposto a trattamenti degradanti

Bernardo Provenzano

Bernardo Provenzano

globalist 25 ottobre 2018

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia perché decise di continuare ad applicare il regime carcerario duro del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla morte del boss mafioso avvenuta nel luglio dello stesso anno.
"Trattamenti inumani e degradanti", affermano i giudici di Strasburgo con riferimento al boss ammalato, mentre la detenzione in sé non è stata considerata in alcun modo lesiva dei diritti del capomafia stragista.
Provenzano morì il 13 luglio 2016 mentre era detenuto al regime di 41 bis nell'ospedale San Paolo di Milano. Il decesso arrivò dopo un lungo periodo di malattia e numerose polemiche sulle sue condizioni di detenzione. Anche quelle sollevate dal difensore del boss mafioso l'avvocato Rosalba Di Gregorio, che, basandosi sui referti medici e sulle perizie degli esperti nominati dai magistrati, aveva sollecitato quanto meno la revoca del 41 bis, ma senza successo: tutti i tribunali di sorveglianza e le corti chiamate a decidere non modificarono mai la situazione.
"Quella che abbiamo combattuto - ha detto oggi l'avvocato Di Gregorio - è stata una lotta per l'affermazione di un principio e cioè che applicare il carcere duro a chi non è più socialmente pericoloso si riduce ad una persecuzione".