Allerta in Tunisia: colpo di stato informatico islamista

Ennahdha è riuscita ad insediarsi ai vertici del Ministero per le Tecnologie, dicastero d'importanza capitale e cercano di sbarazzarsi del Centro Nazionale per l'Informatica che dovrebbe tutelare la libertà d'espressione

Le vittime della rivoluzione in Tunisia

Le vittime della rivoluzione in Tunisia

globalist 3 novembre 2018

Pochi giorni fa, la donna kamikaze che si è fatta esplodere in pieno centro a Tunisi, in Avenue Bourghiba, senza per fortuna causare altre vittime, ha riportato alla mente di tutti gli anni di piombo del jihadismo tunisino.
Le autorità tunisine, tuttavia, sostengono che quella fase è ormai superata. In effetti, negli ultimi due anni sono stati fatti enormi passi avanti. La polizia, le forze speciali e l'esercito hanno stanato i jihadisti casa per casa e lo hanno fatto ogni giorno, grazie alla collaborazione di tutta la popolazione. I tunisini sono poco più di 10 milioni, ma sono stati compatti come un sol uomo e lo hanno dimostrato riuscendo a sconfiggere un terrorismo che era addirittura appoggiato dallo Stato quando governava Ennahdha dopo aver vinto le prime elezioni democratiche che si svolsero in Tunisia.
Oggi, infatti, la Tunisia è l'unico paese democratico che esista nel mondo arabo, dotato di una Costituzione costruita sulla falsariga della Costituzione Italiana.
Ma la democrazia non è un bene permanente. Va difesa anch'essa giorno dopo giorno, con le unghie e con i denti.
In questi giorni, su Facebook (ricordiamo che Facebook fu il cavallo di Troia della rivolta dei Gelsomini a cavallo della fine del 2010 e l'inizio del 2011) stanno freneticamente circolando le preoccupazioni di tanti tunisini per un possibile, nuovo disegno eversivo del partito islamista Ennahdha (tornato a far parte anch'esso di una sorta di governo di unità nazionale) che secondo alcuni starebbe preparando, a fari spenti, un "Colpo di Stato informatico".
La preoccupazione deriva dal fatto che Ennahdha è riuscita ad insediarsi, senza colpo ferire, ai vertici del Ministero per le Tecnologie, un dicastero d'importanza capitale in un'epoca come la nostra. E ora, da quel pulpito, gli islamisti stanno cercando di sbarazzarsi del CNI (il Centro Nazionale per l'Informatica) che in sostanza dovrebbe essere il suo controllore e dovrebbe vigilare sulla libertà di stampa e la libertà d'espressione.
Alcuni membri del CNI hanno fatto presente agli altri partiti di governo e al sindacato UGTT (che rappresenta oggi la forza politica più capillare e più efficiente in Tunisia) il nuovo rischio che la Tunisia rischia di correre. A quanto pare, però, questo allarme viene ancora sottovalutato.
"Nemmeno il sindacato comprende la gravità di questa situazione -afferma su Facebook un cittadino tunisino che è stato tra i primi a dare l'allarme- ma appare evidente che occorre intervenire al più presto, perché Ennahdha ora si trova tra le mani tutti i dati sensibili dello Stato, e in prospettiva rischia di poter controllare tutti i passaggi essenziali della vita democratica, a cominciare dalle elezioni politiche. Dopo aver collaborato con i terroristi, dopo aver infiltrato i suoi seguaci in tanti gangli dello Stato, dopo aver messo in piedi persino un servizio di intelligence parallelo, Ennahdha potrebbe adesso pianificare e realizzare una sorta di Colpo di Stato informatico, in silenzio, senza sangue e senza strepiti. Dobbiamo assolutamente impedire un eventualità del genere e dobbiamo farlo al più presto".