Di Maio e le pericolose ingerenze sui Gilet Gialli e la Francia

I fascio-populisti tifano per una destabilizzazione sovranista per fare un'Europa più gradita a Putin. Ma interferire in ciò che accade in altri paese potrebbe essere un boomerang

La rivolta dei Gilet Gialli

La rivolta dei Gilet Gialli

globalist 7 gennaio 2019

di Tancredi Omodei

“Ancora una volta, la repubblica è stata attaccata con estrema violenza:i suoi guardiani, i suoi rappresentanti, i suoi simboli”. Sabato scorso, a Parigi, dopo l'assalto dei gilet gialli ad un ministero, Macron con queste parole dava il senso di quel che maturava in Francia attorno al movimento di piazza tinto di giallo. Ed anche a quel che temeva per i giorni a venire. Già per il prossimo sabato, infatti, a Parigi si annuncia un ulteriore innalzamento del livello delle proteste, un assalto frontale. Il prossimo scontro - dicono a Parigi - potrebbe essere di nuove e più devastanti dimensioni.


Questo a Parigi. E a Roma?


A Roma accade che i due vice presidenti del Consiglio si schierino apertamente col movimento dei gilet gialli di Francia. Una scesa in campo senza precedenti, con conseguenze incalcolabili sul piano diplomatico e politico. Certamente scorretto. Perché? A quale logica e a quale disegno rispondono le "puntuali" e univoche prese di posizioni di Di Maio e Salvini? Il movimento dei gilet gialli è assai complesso e ancora tutto da decifrare.


Ci sono reale ragioni sociali che lo hanno fatto nascere, ci sono interessi politici precisi, interni e internazionali. Smontare e rimontare diversamente i pezzi di Europa, uno alla volta è uno dei giochi preferiti, pare, di Vladimir Putin. E la sfera putiniana piace tanto a Salvini, Di Maio non pare si sia pronunciato in tal senso ma si attacca al carro del suo duro collega.


In Francia il movimento piace alla Le Pen, e forze a lei riconducibili ne fanno parte nelle espressioni più violente.
Analisti dicono che se i gilet gialli si presentassero alle elezioni europee, prenderebbero l’8% dei consensi, sottraendoli agli estremi politici.
Tuttavia, anche in quel caso, almeno sinora, sembra che i nazionalisti francesi arriverebbero primi con il 21%. E allora, perché Di Maio e Salvini vogliono buttarsi in politica oltre confine? La risposta è di tipo politica, oltre che economica.


"C’è tutto l’interesse dei sovranisti - dicono gli analisti - a tenere alta la pressione su Parigi fino alle europee, in modo da paralizzare l’azione del governo francese".
Costringere, dunque, Macron a indietreggiare sulle riforme economiche, mettere Bruxelles davanti alla realtà, inducendola a un atteggiamento meno severo nei riguardi di altri stati, come l’Italia.
Attaccare e fare attaccare Parigi, e Bruxelles, per allentare la pressione su quel che fa l'Italia di Salvini e Di Maio, allentando paletti e controlli europei. Mani libere verso le europee, da vincere per poi sferrare l'attacco concentrico verso l'Europa. Smontare questa per farne un'altra. Scommettiamo, più gradita a Putin.
Nell'attesa, resta la gravità di una ingerenza, quella di Di Maio e Salvini, senza precedenti. Avrebbero potuto farlo da leaders politici dei rispettivi partiti, caso (malanno) vuole che siano i co-presidenti di un governo in apparenza retto da un professore raccattato all'occorrenza.