Venezuela nel caos: Guaidò chiede un incontro a Salvini

Chiesto uno "scambio di opinioni sulla decisiva transizione che stiamo vivendo in Venezuela". Ma M5S con Di Stefano insiste: "No a ingerenze esterne"

Guaidò

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globalist 6 febbraio 2019

Juan Guaidò chiede che una sua delegazione possa incontrare Matteo Salvini e Luigi Di Maio per cercare di portare l'Italia dalla sua parte. Finora però, malgrado la posizione netta presa dal vice premier leghista, Roma mantiene una posizione super partes sul Venezuela, auspicando un percorso non violento che porti il popolo venezuelano al voto, senza però imporre ultimatum al presidente Nicolas Maduro.



Il testo della lettera di Juan Guaidò: "Desidero innanzitutto esprimerle i più profondi sentimenti di riconoscenza per la costante vicinanza dimostrata al nostro amato Venezuela e rinnovarle gli auspici di massima e proficua collaborazione a nome del popolo venezuelano. Il complesso periodo storico che il Venezuela sta attraversando, pone ciascuno di noi dinanzi a grandi speranze che leggiamo negli occhi dei nostri concittadini. Ciò comporta grandi responsabilità sia al cospetto della nostra patria, sia nei confronti della comunità internazionale tutta. Per tali ragioni - e avendo a mente gli indissolubili legami che uniscono il Venezuela e la Repubblica italiana - credo sia importante e utile inviare in Italia una delegazione ufficiale, guidata dal presidente della Commissione Esteri dell'Assemblea nazionale Francisco Sucre e dal nostro rappresentante europeo per gli aiuti umanitari Rodrigo Diamanti, con la finalità di illustrarle il piano di azione per il ripristino della democrazia in Venezuela mediante l'indizione di elezioni libere e trasparenti e risolvere l'attuale crisi umanitaria che sta colpendo tutti i venezuelani e più di 100 mila italiani che vivono in Venezuela. Le chiedo quindi - compatibilmente con i suoi impegni - la disponibilità ad un incontro a Roma nel più breve tempo possibile con la nostra delegazione, finalizzato ad uno scambio di opinioni sulla decisiva transizione che stiamo vivendo in Venezuela.
In particolare vorremmo poterle rappresentare la necessità che in Venezuela si possa giungere in tempi rapidi, e grazie al sostegno della comunità internazionale, a libere elezioni democratiche. Nel ringraziarla fin d'ora per l'attenzione e il tempo che riterrà opportuno dedicarci, le esprimo sin d'ora i più vivi ringraziamenti, unitamente ai sensi della mia più alta stima".



Il Governo italiano però, come detto, resta su una posizione terza, né con Nicolas Maduro né con Juan Guaidò, in difformità con il resto d'Europa che ha riconosciuto Guaidò come presidente ad interim. Il ministro degli affari esteri, Enzo Moavero Milanesi, riferirà in Aula soltanto il 12 febbraio.


La distanza fra la Lega, dal primo giorno contro Nicolas Maduro, e i 5 stelle, appare però sempre più complicata. Ancora oggi il sottosegretario agli Affari esteri, Manlio Di Stefano, ha detto che "siamo alleati militari degli Stati Uniti. Siamo nella Nato, ma essere alleati non vuol dire essere sudditi, come ci hanno messo in testa gli ultimi governi da 30 anni a questa parte. Quando si parla di elevare l'escalation in Venezuela si sbaglia, bisogna abbassare i toni e rientrare nell'alveo della politica". In vista della riunione del gruppo di contatto per il Venezuela che si terrà domani a Montevideo, in Uruguay, la posizione dell'Italia è che bisogna lavorare "innanzitutto per la tenuta sociale, che è a rischio, anche in questi giorni, e soprattutto senza ingerenze esterne, per arrivare a elezioni riconosciute a livello internazionale, e quindi a una politica che fa la politica".


Agli italiani che in Venezuela sostengono l'autoproclamato presidente Juan Guaidò, Di Stefano ha inviato un messaggio per dirgli di avere "fiducia nel governo italiano perché il nostro intento è lo stesso che hanno loro: garantire un futuro stabile e sereno al Venezuela".