Haftar marcia su Tripoli: 128 soldati fatti prigionieri dalle milizie zawiya fedeli a Sarraj

Una emittente pubblica una serie di video e immagini diffuse sui social media nelle quali si vedono auto con la stemma della Divisione 106 con a bordo militari di Haftar catturati

Il generale Haftar è epsressione del governo di Tobruk

Il generale Haftar è epsressione del governo di Tobruk

globalist 5 aprile 2019

Secondo l'emittente Libyaahrar, vicina al GNA che cita "fonti concordanti", "circa 128 militari della divisione 106 fedele a Haftar sono stati fatti prigionieri assieme alle loro armi e attrezzature da forze delle zona occidentale" fedeli al governo d'Accordo nazionale libico riconosciuto dalla comunità internazionale.

La stessa emittente pubblica una serie di video e immagini diffuse sui social media nelle quali si vedono auto con la stemma della Divisione 106 con a bordo militari di Haftar catturati durante combattimenti nei pressi del ponte 27 che si trova sul litorale a est di al Zawiya e che porta alla capitale Tripoli.


Il caos libico sarà al centro oggi di un incontro del Consiglio di sicurezza Onu, chiesto dalla Gran Bretagna, nel quale l'inviato speciale Ghassan Salamè farà il punto sulla situazione. Lo riferisce la missione diplomatica britannica al Palazzo di Vetro. Intanto, anche le brigate di Zawiya, a ovest di Tripoli, hanno dichiarato "guerra" contro le forze del maresciallo Khalifa Haftar: i miliziani hanno ripreso il controllo di un checkpoint nei pressi di Sorman, catturando - affermano - "10 soldati di Haftar".


A dieci giorni esatti dalla Conferenza nazionale voluta dall'Onu per risolvere la crisi libica, il generale Khalifa Haftar spariglia le carte e lancia un'operazione per la conquista di Tripoli proprio nel giorno in cui vi era in visita, per la prima volta da due anni, il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. La presa di Tripoli, dove è insediato il premier Fayez al-Sarraj, è un obiettivo quasi impossibile dato che le milizie dell'ovest hanno subito serrato le fila e a difesa della capitale s'è schierata la potentissima Misurata. E anche se per ora si tratta solo di scaramucce, la preoccupazione è dichiaratamente forte e la conferenza nazionale in programma a Ghadames dal 14 al 16 aprile è a rischio.


Dopo aver conquistato il sud del Paese tra febbraio e marzo, Haftar ha dunque lanciato quella che ha pomposamente chiamato 'l'Operazione per la liberazione di Tripoli' dopo che le sue truppe sono entrate senza combattere a Garian, un centro situato a 80 km in linea d'aria dal centro di Tripoli. In un audio-messaggio, Haftar si è rivolto a quel mix di miliziani e truppe regolari che formano l'Esercito nazionale libico (Lna) di cui è comandante generale: "Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli", ha detto evocando una formula islamica legata al pellegrinaggio alla Mecca. "Eroi, l'ora è suonata, è venuto il momento" del "nostro appuntamento con la conquista. Oggi facciamo tremare la terra sotto i piedi degli ingiusti", ha aggiunto il generale cirenaico, esortando le bellicose milizie dell'ovest ad arrendersi alla sua "marcia vittoriosa": sarà "salvo" solo "colui che depone le armi" e "che sventola bandiera bianca".


Molti analisti ritengono che Haftar (che aveva annunciato un velleitario attacco a Tripoli già nel 2015) non abbia la forza per espugnare la capitale libica come invece ha fatto casa per casa con Bengasi e Derna. Una valutazione rafforzata dal fatto che Misurata ha annunciato una sorta di arrocco, spostando milizie verso la capitale messa in "stato d'emergenza massima" con allerta anche per l'Aviazione. La mossa odierna sarebbe dunque solo un modo per presentarsi in posizione di forza alla conferenza di Ghadames.


Il segretario generale dell'Onu, Guterres, ha invocato "calma e moderazione" perché, "in questa circostanze", la conferenza nazionale che dovrebbe partorire una data per le elezioni "é impossibile". Ma in serata è stata segnalata una ripresa degli scontri che mercoledì avevano causato la morte di almeno un uomo dell'Lna nei pressi di Alasaba. Preoccupazione e allarme si sono diffusi anche a Roma.


Il premier Giuseppe Conte è tornato ad invocare "un percorso politico sotto la guida delle Nazioni Unite" perché "le opzioni militari, tanto più se unilaterali, non offrono alcuna garanzia di realizzare soluzioni responsabili e durature". Il titolare della Farnesina Enzo Moavero, da Washington dove si trova per il vertice Nato, ha fatto sapere di essere in contatto con l'ambasciata a Tripoli e di seguire gli sviluppi con attenzione. Mentre Matteo Salvini ha posto la questione alla riunione dei ministri dell'Interno del G7 a Parigi e ha sentito telefonicamente il vicepremier libico Maitig. Per un'altra più o meno casuale coincidenza, proprio poco prima che iniziassero gli scontri il presidente americano Donald Trump ha annunciato la nomina di Richard B. Norland come ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Libia.