Il dilemma dei grillini: staccare la spina al governo e tornare a lavorare?

Un anno da camerieri di Salvini più una dose da cavallo di incompetenza e arroganza hanno postato M5s a perdere 6 milioni di voti

I ministri grillini dal balcone

I ministri grillini dal balcone

globalist 27 maggio 2019
Incompetenti. Camerieri di Salvini. Ministri improbabili come Toninelli, Bonafede, Barbara Lezzi, lo stesso Giggino Di Maio, una sottosegretaria all’economia imbarazzante come Laura Castelli che non sa nemmeno l’abc. 
E poi qualche presuntuoso con una spruzzata di no Vax e complottismo.
"Che facciamo? Stacchiamo la spina al governo o no?". Questa la domanda posta da Luigi Di Maio ai presenti all'inizio del vertice convocato al Mise per analizzare l'esito del voto europeo (molto negativo per il Movimento 5 Stelle) e disegnare la strategia per il futuro. Una domanda che avrebbe visto la stragrande maggioranza dello stato maggiore grillino compatto sull'idea di andare avanti con l'esperienza dell'esecutivo gialloverde.
Del resto essendo tutti dei miracolati come potrebbero mai sperare di vincere ancora le elezioni?
Al vertice fiume durato tutto il pomeriggio e terminato intorno alle 20 e 30 ha preso parte praticamente tutto il gotha grillino: dai ministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede ai capigruppo Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, passando per Alessandro Di Battista, i sottosegretari Stefano Buffagni, Carlo Sibilia, Vincenzo Spadafora e i senatori Gianluigi Paragone e Paola Taverna.
Segreteria politica, governo, territori (assemblee regionali e centro di coordinamento): questi i temi toccati nel corso del vertice. Ed è proprio quello del futuro assetto dirigenziale M5S uno dei temi cruciali. "Non sarà un ritorno al direttorio ma una vera e propria segreteria politica", fanno sapere fonti del Movimento. Della ristrutturazione del Movimento si parlerà mercoledì sera in un'assemblea congiunta che si sarebbe dovuta tenere oggi ma che poi è stata rimandata su richiesta di alcuni parlamentari assenti.