Haftar andrà alla conferenza di Berlino ma non vuole la Turchia tra i mediatori

Haftar ha informato la Russia delle condizioni per il cessate il fuoco: "Un termine tra i 45 e i 90 giorni alle milizie per restituire tutte le armi e un comitato guidato dall'esercito nazionale libico

Khalifa Haftar e Lavrov

Khalifa Haftar e Lavrov

globalist 14 gennaio 2020

Mentre lo stallo continua c'è un piccolo segnale di distenzioni: il generale Khalifa Haftar ha deciso di accettare l'invito a partecipare alla conferenza di Berlino sulla Libia, in programma domenica 19 gennaio. Lo ha riferito via Twitter al Arabiya, citando "fonti arabe", secondo cui Haftar "rifiuta che la Turchia faccia da mediatore".


Il generale vorrebbe che "gli Stati mediatori siano neutrali ed abbiano come scopo la stabilità della Libia e non quello di rafforzare le milizie armate o dispiegare estremisti".
Sempre secondo la tv emiratina, Haftar ha informato la Russia delle condizioni per lui necessarie per un cessate il fuoco: "Un termine tra i 45 e i 90 giorni alle milizie per restituire tutte le armi e un comitato guidato dall'esercito nazionale libico che, insieme all'Onu, censisca le armi in mano alle milizie".
 Per ora, però, il generale di Bengasi se ne è andato da Mosca senza mettere il suo nome sul foglio che avrebbe dovuto sancire un cessate il fuoco duraturo nel Paese. E questo nonostante la pressione esercitata nei suoi confronti da parte del presidente russo Vladimir Putin, diventato negli ultimi tempi uno dei suoi principali sostenitori militari, politici e finanziari.
 Una situazione apparsa come uno smacco diplomatico per Mosca. Al Cremlino avrebbero voluto vedere risolta la situazione e invece si ritrovano a fare i conti con la riottosità di Haftar. C'è dunque tutto l'interesse ad alimentare la versione di una tregua che regge ancora "a durata indeterminata", in attesa di una parola definitiva da parte del generale libico.
 Una ricostruzione accreditata anche dalla Turchia, altro sponsor del cessate il fuoco, che invece appoggia Sarraj. La tregua "è in gran parte applicata sul terreno", assicurano da Ankara, dove però il presidente Recep Tayyip Erdogan ammonisce la fazione rivale a quella del suo protetto: se il generale Haftar dovesse riprendere i suoi attacchi, minaccia, gli "infliggeremo una lezione".
Il mezzo stallo del summit di Mosca
Il mondo ha creduto possibile una tregua in Libia per poco meno di 48 ore: poi purtroppo il sogno a occhi aperti è finito e il vertice di Mosca è stato un fallimento. Khalifa Haftar ha lasciato la Russia, rifiutando la tregua proposa da Fayez al-Sarraj: "Sono state ignorate molte delle richieste dell'esercito nazionale libico" ha detto l'uomo forte della Cirenaica. 
In tanti sono delusi: soprattutto Giuseppe Conte, per il quale la tregua sarebbe stata una personale vittoria diplomatica, dato che proprio a Palazzo Chigi sia Haftar che Sarraj avevano incontrato il premier e sembravano essere giunti a più miti consigli. Ma anche quella è stata un'illusione. 
L'accordo è stato firmato solo da Sarraj. Ora si aspetta la conferenza di Berlino del 19 gennaio per discutere la questione: Roma, attraverso il ministro degli Esteri Di Maio, aveva sollecitato più volte i tedeschi, anche in sede europea, ad indicare quanto prima una data per il summit. "I preparativi per questa conferenza sono in corso, e questa dovrebbe tenersi in ogni caso a gennaio a Berlino", ha spiegato Steffen Seibert, capo dell'ufficio stampa del governo federale tedesco. Appena la data sarà stabilita, se ne darà comunicazione, ha aggiunto. A un giornalista greco, che ha insistito sulla data del 19, chiedendo come si possa nel caso "improvvisare" una conferenza del genere, il portavoce della Merkel ha replicato che il summit è stato preceduto da un processo in corso da tempo, "la cancelliera e il ministro degli Esteri lavorano da settimane a questo processo internazionale".


La Russia proseguirà nei suoi sforzi per arrivare a un cessate il fuoco in Libia: lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.


Mosca propone di "unire gli sforzi" compiuti dagli europei e dai vicini della Libia, nonché quelli di Russia e Turchia, e agire così "in un'unica direzione" per spingere "tutte le parti libiche a raggiungere accordi piuttosto che sistemare le cose militarmente". Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, citato dalla Tass.