Bennucci: "Giornalisti identificati alla manifestazione di Forza Nuova? Mai accaduto prima"

Il presidente dell'Associazione stampa toscana: "Perché si vuole mantenere traccia di chi faceva il proprio mestiere? Mi auguro di avere risposte. E che se ne occupi anche il sindacato nazionale"

Manifestante di Forza Nuova

Manifestante di Forza Nuova

globalist 24 marzo 2019
di Stefano Miliani

Sabato 23 marzo, guarda caso a cento anni esatti dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento a opera di Benito Mussolini, Forza Nuova a Prato ha tenuto un presidio nella centralissima piazza del Mercato. La cronaca toscana di Repubblica attesta i dimostranti di Forza Nuova in circa 150 (qualcuno ha insultato Gad Lerner dandogli dell' «ebreo»), mentre davanti al Castello dell'Imperatore, alla contromanifestazione antifascista, stima almeno cinquemila partecipanti.
In questo scenario l'Associazione stampa toscana, braccio regionale del sindacato nazionale, in un comunicato ha informato che ai cronisti andati nella piazza dei manifestanti di Forza Nuova le forze dell'ordine non hanno chiesto soltanto di dimostrare chi erano: gli agenti hanno anche fotografato i tesserini professionali. Un atto del tutto inusuale. Risponde alle domande Sandro Bennucci, presidente dell'Associazione stampa toscana, già cronista di lungo corso del quotidiano La Nazione.

La polizia identifica e scheda i giornalisti che seguivano la manifestazione di Forza Nuova

C'è da aspettarsi, e augurarsi, che la Federazione Nazionale della Stampa Italiana - Fnsi prenda posizione e chieda conto al governo di quanto accaduto. Perché è un incidente di percorso o, se non lo è, entrano in gioco i principi sanciti dall'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa. 

Bennucci, le forze dell'ordine hanno quindi fotografato i tesserini? Se sì non è una schedatura?

Appunto. Come presidente dell'Associazione stampa toscana sono stato interpellato da vari colleghi, ieri in servizio alla manifestazione di Forza Nuova a Prato. Erano andati a fare il loro mestiere. Via via che arrivavano nella piazza del Mercato venivano chiesto loro di identificarsi, di esibire il tesserino professionale, e quando veniva esibito il tesserino veniva fotografato. Prima lo ha segnalato un collega, poi un altro, dalle verifiche è emerso che a tutti i giornalisti in servizio è stata fatta questa identificazione: il fatto che sia stata mantenuta la foto della tessera mi ha allarmato.

Perché?

Perché non è normale che chi fa questo mestiere e segue una manifestazione sia messo in un archivio con il nome e foto della tessera per aver fatto quel servizio. Non hanno semplicemente chiesto di identificarsi. Un giornalista può fare tutti i servizi che vuole: per quale motivo se ne vuole mantenere una traccia?

Un'azione simile non è vissuta come forma di intimidazione dai giornalisti?

Più che altro è vissuta come un fastidio e con un interrogativo: perché? Mi sono subito consultato con i colleghi del consiglio direttivo dell'Ast, con il giornalista presidente dei comitati di redazione, nel nostro piccolo ci siamo consultati tramite Whatsapp e c'è stata un'adesione collegiale. Tutti hanno confermato la volontà di scrivere e diffondere la nota per avere una risposta. Naturalmente ho informato il segretario generale della stampa Raffaele Lorusso, ho raccontato cosa succedeva a Prato e ho aggiunto che avrei dato un segnale con un comunicato condiviso da tutto il direttivo. Il comunicato è espressione della volontà collettiva del sindacato che in Toscana è attivo e attento e se ne è occupato subito.

Dopo una vita da cronista alla Nazione, è mai accaduto qualcosa di simile?

L'ho fatto per 41 anni. Non ricordo che le forze dell'ordine abbiano mai fotografato la tessera. Magari sono stati chiesti gli accrediti ma è tutt'altra faccenda. Se per la manifestazione doveva essere chiesto un accredito andava detto prima e ciascuna redazione e ciascun giornalista si accreditava. Ho sentito la necessità di far conoscere il nostro disagio con il comunicato e una domanda diretta al prefetto e al questore. Tra l'altro prima di fare il comunicato i cronisti pratesi mi avevano dato il numero del questore, ho provato a chiamarlo ma non ha risposto.

Se le forze dell'ordine hanno fotografato i tesserini avranno necessariamente ricevuto un ordine, no?

Ai cronisti che chiedevano il perché la risposta è stata "ordini superiori".

È indice di un clima politico?

È una situazione di fronte alla quale ci siamo trovati e non è tradizionale

È inedita?

Sì. Faccio il mestiere da cinquant'anni, anche prima di essere stato assunto. Mi hanno chiesto innumerevoli volte il tesserino, non lo hanno mai fotografato se non per accrediti, come è ragionevole. Ci tengo a una chiosa: in Toscana abbiamo rapporti ottimi e stretti con le forze dell'ordine, abbiamo fatto corsi di formazione con la prefettura di Firenze, con carabinieri polizia, guardia di finanza ...

Appunto: non può essere un'iniziativa del singolo agente.

Come ho detto, ai colleghi è stato risposto "ordini superiori". Aggiungo che molti dei cronisti ai quali hanno fotografato il tesserino sono conosciuti dalle forze dell' ordine pratesi, chi fa questo mestiere fa i giri di cronaca nera e giudiziaria. Tutto questo mi lascia un po' perplesso. Nel comunicato, diffuso da tanti media e anche dalla Rai, facciamo una domanda: che qualcuno dia una risposta. Vorremmo capire come mai dal prefetto e questore di Prato.

Può essere un'iniziativa del ministero degli Interni?

Chi gestiva l'ordine pubblica era il questore sotto il coordinamento del prefetto per cui abbiamo fatto a loro la domanda. Sì, è da chiedersi se si tratti di una disposizione ministeriale. Mi auguro che ci rispondano e possano chiarire per quali motivi i tesserini dei giornali sono stati fotografati. Auspico di non essere più costretto a scrivere comunicati come quello di ieri altrimenti scatterebbe un segnale di allarme: se si dovesse ripetere in altre manifestazioni saremmo di fronte a qualcosa di nuovo. Fra l'altro aggiungo una considerazione: come sindacato nazionale e a livello regionale toscano abbiamo un atteggiamento di grande perplessità verso il governo. Ricordo che siamo stati costretti a scendere in piazza contro l'esecutivo a novembre a Firenze, a Roma, perché il governo non ha certo un atteggiamento normale verso la nostra categoria. Almeno la libertà di lavorare senza eccessivi controlli la rivendichiamo.

Se fosse proprio la libertà a infastidire?

Da domani, lunedì 25, iniziano gli Stati generali dell'editoria a Palazzo Chigi. Mi auguro che in quel confronto non solo si parli del nostro istituto previdenza, del fatto che devono venire inclusi i giornalisti ora esclusi da contratti e dalle redazioni, che siano siano rimessi in circolo e in condizione di lavorare, per esempio quelli che hanno perso il lavoro. Ci interessa moltissimo la libertà di espressione sancita dall'articolo 21 della Costituzione e il poter lavorare senza vincoli come il testo costituzionale ci permette.

I giornalisti sono visti come soggetti pericolosi?

Non ci piove sul fatto che da questo governo non siamo ben visti, è scontato, soprattutto per le offese e le minacce alle quali siamo stati sottoposti spessissimo. Non ci hanno impedito di lavorare ma apporre qualche problema in più per identificare il nostro servizio è quanto viene fuori dall'episodio pratese.