Pinna è vivo e ha raccontato: Johnny lo Zingaro guidava l'auto che passò sopra a Pasolini

Il malavitoso sparito nel nulla era stato dichiarato morto. Invece è vivo e ha fatto sapere un retroscena di quella notte

La macchinazione è il film in cui si ricostruisceil delitto Paolini

La macchinazione è il film in cui si ricostruisceil delitto Paolini

David Grieco 30 giugno 2017

Antonio Pinna è vivo, ha 75 anni, vive in un paese che non nominerò, porta un nuovo nome che non conosco, e ha deciso di dire la sua sulla morte atroce di Pier Paolo Pasolini.
Due mesi fa, Silvio Parrello ha ricevuto una visita nella sua botteguccia d'artista. Si è presentato un signore di 40 anni, gli ha stretto la mano, e gli ha detto: "Ciao Silvio, io sono Antonio Pinna".
Silvio Parrello lo ha guardato senza capire che razza di scherzo potesse essere. Allora l'uomo ha cominciato a spiegare, davanti a testimoni. "Sono il nipote di Antonio Pinna. Sono il figlio di suo fratello. Sono nato dopo che mio zio è sparito, e mio padre mi ha voluto dare il nome di suo fratello".
A quel punto, Silvio Parrello ha preferito mettersi a sedere. E Antonio Pinna Junior gli ha detto:
"Mio zio è vivo, sta bene, e ti saluta. In questi anni ha fatto stare bene tutte le famiglie che ha creato nella sua vita scombinata ed è diventato un brava persona. In famiglia abbiamo visto tutti il film "La Macchinazione". La ricostruzione è fedele. Mio zio quella notte era all'Idroscalo. E la macchina che ha ucciso Pasolini era la sua. Pero' non c'era lui al volante. C'era Johnny lo Zingaro. Ma nel film Johnny lo Zingaro non c'è..."
Nel film Johnny lo Zingaro non c'è per un motivo molto preciso.
Il Delitto Pasolini e' una storia molto complessa da raccontare. Soprattutto parlare dei mandanti (la P2 di Eugenio Cefis di cui solo Pasolini conosceva l'esistenza) era molto difficile, e non solo per problemi di censura. Bisognava mostrare i legami di complicità tra un numero incalcolabile di persone, che nonostante i grossolani errori commessi in quella notte tra il primo e il 2 novembre del 1975, sono riuscite a nascondere verità clamorosamente evidenti. Raccontare anche Johnny lo Zingaro, con tutta la sua storia di giovane criminale a lungo impunito e probabilmente protetto dall'alto, avrebbe reso il film troppo intricato. Io e il mio sceneggiatore Guido Bulla, che purtroppo non c'è più, decidemmo di soprassedere per non rischiare di rendere il film troppo ingarbugliato, forse incomprensibile.
Antonio Pinna si è congedato da Silvio Parrello chiedendogli una copia della foto delle elementari che Parrello conserva. L'unica foto di Antonio Pinna di cui si conosce l'esistenza.
Qualche giorno dopo, Antonio Pinna Junior è tornato da Silvio Parrello. Ancora una volta davanti a testimoni. Ha preso la foto e ha chiesto un'altra copia. "Sai, la vorrebbe anche Massimo, Silvio".
Massimo sarebbe Massimo Boscato. Antonio Pinna senior sembra aver effettivamente riunito tutte le sue famiglie.
"Mio zio non avrebbe mai potuto ammazzare Pasolini, Silvio. Per voi era come un padre, un fratello maggiore, non avrebbe mai potuto farlo".
C'è stato anche un terzo incontro. Ancora una volta davanti a testimoni. E in quella occasione ho deciso di affidare a Silvio Parrello una lettera indirizzata a entrambi, Antonio Pinna Senior e Antonio Pinna Junior.
La troverete pubblicata a parte.
Al terzo incontro, Antonio Pinna Junior (che è una persona normale, fa un lavoro normale, e non ha niente a che fare con la malavita) ha fornito altre informazioni piuttosto importanti.
"Mio zio mi ha detto che Pasolini è stato ammazzato perché aveva per le mani documenti che scottavano. Un carteggio, in particolare, veramente esplosivo. Ci sono di mezzo anche gli americani, Silvio. Ma se mio zio decide di tornare, vedrai che fa succedere un putiferio".
Con Stefano Maccioni, in questi due mesi, ci siamo chiesti tante volte come procedere con queste rivelazioni. Abbiamo temporeggiato perché di fandonie sul Caso Pasolini ne sono state pubblicate un'enormità. Agire a freddo, e a mezzo stampa, poteva essere rischioso.
Alla fine, avevamo deciso di registrare una deposizione di Silvio Parrello nello studio dell'avvocato, che l'avrebbe poi consegnata alla Procura di Roma.
La quasi inspiegabile evasione di Johnny lo Zingaro ci ha presi alla sprovvista. E non potevamo non ricollegarla alle rivelazioni di Antonio Pinna.
Pensiamo da tempo di avere i telefoni sotto controllo, sia Maccioni, sia Parrello, sia io, e abbiamo spesso parlato di ciò che ho vi ho raccontato. Parliamo liberamente, se facessimo i cospiratori ci sentiremmo ridicoli.
Per questo motivo, tutte le ipotesi sull'improvvisa, inaspettata fuga di Johnny lo Zingaro restano valide.
Ora molti hanno paura. A cominciare da Pino Pelosi, che ha sempre scagionato Johnny lo Zingaro e si altera sempre non appena viene pronunciato il suo nome.
In realtà, nessuno deve avere paura.
Nemmeno Johnny lo Zingaro se, come spero, è ancora vivo. Lui è un assassino nato e un altro delitto sulla sua fedina penale non gli cambierebbe l'esistenza. Ma se uccidesse uno di noi, morirebbe per sempre. Perché qui non è in gioco la vita di qualcuno, è in gioco la storia di questo paese che appartiene a tutti noi, ma soprattutto ai nostri giovani che dovranno costruire al più presto un progetto per l'Italia del futuro prima che sia troppo tardi.
Johnny lo Zingaro è un assassino nato, viene descritto ancora come analfabeta ma scrive recensioni musicali, e credo sia un uomo tutt'altro che stupido, come tutti quelli che hanno la sventura di nascere e crescere in mezzo alla strada.
Se si presentasse, a me non fa paura. Vorrei ascoltare cosa ha da dire. Sono un uomo facilmente reperibile, e la mia foto la può trovare anche su Globalist.
Sarò disarmato come sempre. Come Pier Paolo Pasolini quella notte tra il primo e il 2 dicembre 1975 all'Idroscalo.
(2 continua)