Salvini, facci il favore: togliti quel c*** di bocca

Il Capitano, si sa, parla al popolo con il linguaggio del popolo. E al popolo dice 'cazzo', continuamente, strillandolo nelle piazze e ai suoi comizi gremiti anche di bambini

Salvini

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Giuseppe Cassarà 28 giugno 2019

C’era una vecchia battuta a sfondo sessuale (e un tantinello omofobica, ma adatta al contesto) che girava tra i compagnetti delle elementari, che dicono più parolacce di quanto si pensi. Quando qualcuno diceva troppe volte la parola ‘cazzo’ come intercalare, gli si diceva maliziosamente “sempre con questo cazzo in bocca”, e tutti giù a ridere.


Ridiamo meno se oggi questa battuta la dobbiamo dire al nostro Ministro degli Interni.


Ieri, un commento di Salvini su Carola Rackete: “Ma ci rendiamo conto? E adesso leggo che questa (la comandante) dice 'non ho tempo da perdere con Salvini'. Ma cazzo c’è una fuorilegge che guida una nave fuorilegge che dice 'non ho tempo da perdere'.


Oggi, in un evento organizzato da Libero Quotidiano (che in quanto a cazzi e volgarità varie è un’autorità) Salvini a un Feltri imbalsamato in un angolo: “E’ una capitana bianca, ricca e tedesca che non sapeva come passare il tempo e ha deciso di venire in Italia a rompere i coglioni”.



Lo scorso 26 maggio, comizio a Catanzaro: "Italiani, spaghetti, mafia, pizza e mandolino? Col cazzo, glielo facciamo vedere il 26 maggio chi sono gli italiani".


Sempre lo stesso comizio, qualche minuto dopo: “Adesso vado a Napoli, a ringraziare le forze dell'ordine che hanno arrestato quello stronzo che ha sparato a una bimba, che sta ora lottando per la vita".


Settimo Torinese, un altro comizio: un Salvini furibondo per le contestazioni si rivolge a un bodyguard: “Ma cazzo, le pare una cosa normale?”.



Che Salvini sia in tutto e per tutto come un bambino delle elementari, capriccioso, narcisista e bulletto, lo sapevamo già. Tocca ricorrere alle care vecchie punizioni, alle note sul registro, alle convocazioni dei genitori. Perché, onestamente, a condire l’insofferenza già alta per gli eventi drammatici di questi giorni sfruttati per fare la propaganda al popolino imbecille, c’è questa continua, sfiancante, cacofonica volgarità strillata nelle piazze, sputazzata ai comizi e alle interviste, sbandierata con orgoglio come lingua del popolo. Perché si sa, chi ha studiato parla forbito, il popolo dice ‘cazzo’. E dice ‘cazzo’ perché è ignorante, evviva l’ignoranza, abbasso la borghesia incravattata e boriosa.


Io, se fossi una delle ‘persone perbene’ che affollano i comizi di Matteo Salvini un po’ mi offenderei. Perché da persona perbene, da uomo o donna che si spacca la schiena e lavora e vuole l’onore dell’Italia, io non vorrei essere rappresentato da uno che prende i microfoni, sventola i rosari e dice ’cazzo’, ‘stronzo’ e ‘coglioni’ ogni tre parole. Vorrei non dico la decenza, che poi mi accusano di essere radical chic, ma quantomeno un linguaggio adatto ai bambini, visto che i bambini ci sono, ai suoi comizi. E come dimostra quello che ha afferrato il microfono e ha detto che vuole “le alici italiane, cazzo” (comizio a Sant’Egidio alla Vibrata, Abruzzo, febbraio 2019), i bambini imparano e poi le parolacce le ripetono a casa, a scuola, e la maestra convoca i genitori e poi ai genitori tocca picchiare la maestra perché ha osato rimproverare il figlio, e insomma, ministro Salvini, sono tutta una serie di rotture di coglioni che onestamente ci risparmieremmo, noi gente perbene, quindi la prego, si tolga quel cazzo di bocca.