Sedici anni fa la Vendetta barbaricina uccideva Luisa Manfredi, il più crudele dei femminicidi in Sardegna

Luisa, poco più che bambina, è stata uccisa nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Luisa Manfredi

Luisa Manfredi

globalist 26 novembre 2019

Non è mai diventata grande Luisa Manfredi. E' rimasta per sempre come nella foto sopra. Una ragazzina di 14 anni che degli uomini (o donne) vigliacchi hanno strappato alla vita perché aveva la colpa di essere la figlia di Matteo Boe e Laura Manfredi.
Il più atroce femminicidio che la Sardegna ricordi, nel nome della vendetta barbaricina.
Sono passati 16 anni e ancora nessun colpevole. Anzi no. I colpevoli ci sono e non sono solo quelli che l'hanno fucilata mentre era affacciata al balcone di casa a Lula. Ma anche quelli che sanno e non parlano neppure oggi. L'omertà è quella cosa che a volte mi fa odiare dannatamente la mia terra.
Luisa, poco più che bambina, è stata uccisa il 25 novebre del 2003 nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Non dimentichiamolo mai.







Laura Manfredi ha voluto far trasferire la salma di Luisa nel cimitero di Castelvetro di Modena, sua città natale, in Emilia-Romagna, trasferendosi lì insieme agli altri due figli avuti con Matteo Boe. Il 28 luglio 2009, a seguito di un ricorso in Cassazione contro l'archiviazione disposta dal gip di Nuoro, l'inchiesta viene riaperta; il GIP ordina dunque alla Procura nuovi accertamenti sul bossolo da cui partì la fucilata, per cercare tracce organiche utili a risalire al Dna dell'assassino.

Matteo Boe è stato uno dei principali esponenti del banditismo sardo, divenuto famoso per essere riuscito, unico nella storia, a evadere dal carcere di massima sicurezza dell'Isola dell'Asinara. In questa impresa fu aiutato oltre che da un compagno di cella, Salvatore Duras, da sua moglie Laura Manfredi che lo attese su un gommone.

Da latitante viene indicato come uno degli artefici del Sequestro di Farouk Kassam. Il 13 ottobre 1992 viene arrestato, su indicazione delle Questure di Nuoro e Sassari, dalla polizia francese a Porto Vecchio in Corsica, dove stava trascorrendo qualche giorno assieme alla compagna e ai tre figli Luisa, Luca e Andrea. Trasferito in carcere a Marsiglia, sotto accusa per possesso d'armi e dichiarazione di false generalità, viene formalmente indicato dalla magistratura italiana come uno dei mandanti e degli esecutori materiali del sequestro Kassam, motivo per il quale viene formulata la richiesta di estradizione.


Nel 1995 viene estradato per il processo relativo al sequestro Kassam, a seguito del quale sarà condannato nel 1996 a venti anni di carcere