"E allora le foibe?!": la miseria intellettuale di chi nega il viaggio ad Auschwitz per calcolo politico

Negare il viaggio ad Auschwitz perché "il treno è di parte" è quanto di più fazioso e volgare possa esserci: un insulto alla memoria, alle vittime e ai sopravvissuti

Auschwitz

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Giuseppe Cassarà 8 novembre 2019

Qualche anno fa, nella trasmissione di Sabina Guzzanti ‘1,2,3…Stella!”, la sorella della conduttrice Caterina portò sul palco il personaggio di Vichi, la ragazza di Casapound. Uno dei momenti più esilaranti - e tragicamente veri - dello sketch fu quando Vichi, sentendosi attaccata da più lati, risponde con un lamentoso ‘E allora le foibe?!?”.


Nel video (che vi consiglio di vedere tutto, anche per farsi due risate) questo momento è al minuto 5.50.


Q

Quando questa mattina ho letto del sindaco di Predappio che nega a uno studente il viaggio ad Auschwitz perché “quel treno è di parte”, ho pensato proprio a una versione grottesca di Vichi. Grottesca perché mentre la ragazza inventata dalla Guzzanti in quei tempi era ancora una macchietta innocua, oggi occupa posti di potere e mira a continuare la sua scalata.


È una vecchia mania dei fascisti e in generale della destra più misera quella di giustificare gli orrori del nazifascismo con quelli del comunismo o di altre dittature. Come se una assolvesse i peccati dell’altra. Certo, il sindaco di Predappio ha dichiarato che “nessuno ha mai negato nulla, né quanto sia opportuno andare in visita ad Auschwitz e in quei luoghi per vedere cosa è successo”. Anzi, lui sostiene proprio che sia “auspicabile” che i ragazzi facciano questo viaggio. E però glielo nega, perché la stessa attenzione la storia non la dedica, dice lui, alle foibe o al Muro di Berlino (il cui crollo, proprio in queste ore, viene commemorato in tutto il mondo).


Io non sono stato ad Auschwitz. Non è certo un viaggio di piacere e ammetto di credere di non averne la forza. Non mi è però mai stata data la possibilità, da studente, di recarmi lì per imparare, per conoscere, per toccare con mano quei luoghi in cui si è consumato l’orrore. Non si tratta di andare ad Auschwitz per commemorare l’Olocausto. Il viaggio della memoria serve, appunto, per ricordare. Ricordare il nazismo, che non è stato solo Auschwitz, ma un modo di essere di un’intera nazione, un momento di follia della razza umana, una perversione del pensiero umano che ha contagiato come un virus quasi tutta l’Europa.


Le dittature sono da condannare tutte, senza esclusione. Ma Auschwitz non è lì per commemorare: non è un mausoleo, né un cimitero. Auschwitz è un santuario del Male. Rappresenta qualcosa di molto più di ciò che è. Le sue mura sono erette con l’odio verso la razza umana. La strage delle foibe, un massacro da studiare e ricordare, è stato un crimine di guerra. Ha rappresentato certo un momento di follia umana, ma Auschwitz, l’Olocausto, rappresenta un Male che è svincolato dalle guerre, dalle convenienze politiche, dalla Storia. È assoluto, ed è - questo sì - un monito. Tutti coloro che conosco che sono andati ad Auschitz hanno raccontato storie simili: il silenzio raggelante di quei luoghi, l’angoscia che ti prende non appena si varcano i cancelli, a dimostrazione che il Male che lì ha dimorato è ancora vivo, aleggia ancora in quei campi, ha ancora il potere di fare presa sul cuore degli uomini.


A questo serve andare ad Auschwitz: a sapere fino a che punto può arrivare il Male umano. Negare questo a uno studente in base a miserevoli argomentazioni faziose, a scaramucce politiche di questa Italietta allo sbando, è un crimine che deriva direttamente proprio da quel Male che molti non vogliono sia ricordato.