Archeologia e diritti, sulle colline a sud di Hebron
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Archeologia e diritti, sulle colline a sud di Hebron

Da anni il villaggio palestinese di At-Tuwani attende dall’amministrazione civile israeliana l’autorizzazione per l’acqua potabile e l’elettricità.

Il villaggio  di At-Tuwani attende  l'autorizzazione per l'acqua potabile e l'elettricit
Il villaggio di At-Tuwani attende l'autorizzazione per l'acqua potabile e l'elettricit
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11 Luglio 2011 - 09.27


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di Sean O’Neil

In un paese guidato da etno-nazionalisti, raramente un sito di scavi ha a che fare solo con l’archeologia. Il villaggio di At-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron in Cisgiordania, appare nella sua inconfondibile forma, non appena si scende dalla città di Yatta, oltre la statale 60.

La sua dolce struttura è un racconto di secoli, se non di millenni, di insediamenti umani. Il villaggio è raccolto intorno a Tel Tuwani, una collina che è cresciuta gradualmente con gli strati di vita che si sono sostituiti nel tempo. Alcuni sono chiaramente visibili. Antiche abitazioni in grotte che oggi servono da stalle per gli animali, poste sotto il livello attuale della strada, con case di grandi blocchi di pietra costruite su esse. Le case di cemento, di ultima generazione, vengono costruite uno strato sopra ancora. Tombe dell’età romana e antiche presse per il vino sono facilmente visibili su questa collina ed in quelle circostanti dove i pastori portano a pascolare capre e pecore.

In questo momento alcuni di questi strati vengono strappati via, indagati e studiati. Una chiesa del periodo bizantino, nota da sempre ai residenti, inizia a prendere forma. Mosaici pavimentali appaiono nel terreno dove prima si riunivano le pecore per dissetarsi. Il tradizionale taboun (forno in terracotta), dove la proprietaria del terreno cuoce il pane, è tutto ad un tratto circondato da un sito di scavo. Per lo sguardo di un archeologo è tutto molto interessante. Ma i residenti palestinesi ne sono molto preoccupati, dato che gli scavi sono condotti dalla Amministrazione Civile Israeliana (il braccio del governo militare dei Territori Occupati), e come ogni altra cosa nella Cisgiordania, la proprietà della terra ed il patrimonio seppellito al di sotto sono raramente semplici questioni . “Stanno cercando reperti del periodo giudaico”, dice una donna sui cui terreni procedono gli scavi. “La gente ha paura che venga trovato qualcosa di ebraico, e che possa avvenire qui ciò che è accaduto a Susiya”.

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Susiya, il nome sia del vicino villaggio palestinese che di un insediamento israeliano ad esso adiacente, è un buon esempio delle politiche che spesso accompagnano l’archeologia in Israele/Palestina. L’insediamento è nato nel 1983, vicino al villaggio palestinese con lo stesso nome. Tre anni più tardi, il villaggio palestinese venne demolito ed i suoi residenti sfrattati al fine di dare spazio ad un parco archeologico, dato che degli scavi avevano portato alla luce le rovine di una sinagoga datata tra il quarto e settimo secolo dopo Cristo. Gli abitanti del villaggio ritornarono ma le loro abitazioni vennero demolite ancora. Le case e le grotte appartenenti ai residenti palestinesi sono state demolite cinque volte. Ora vivono in tende, sparsi tra l’insediamento israeliano ed il parco archeologico, ogni famiglia sul proprio terreno, e sono soggetti agli attacchi e le vessazioni dei coloni israeliani, così come alla minaccia di ulteriori sfratti. L’archeologo responsabile degli scavi in At-Tuwani, di cui non conosciamo il nome dato che gli è stato vietato di parlare alla stampa, ha riso al pensiero che qualcosa di simile potrebbe accadere qua. “Questo è per le persone che vivono qui, affinché ne abbiano beneficio”, da detto. “Bugiardi”, è stata la replica di un residente del villaggio, Mohammed. “Hanno una vecchia mappa dell’impero ottomano e stanno cercando un pozzo antico. Ed è meglio per noi che non lo trovino”. Gli scavi sono iniziati quando il villaggio ha provato ad ottenere l’autorizzazione dall’Amministrazione Civile per portare l’acqua nelle case e per costruire nuove abitazioni. Per anni la comunità del villaggio ha provato ad avere la linea elettrica, l’acquedotto e nuovi edifici, ma tutti i tentativi sono stati ostacolati dalle autorità israeliane. Mentre l’insediamento israeliano di Ma’on e l’avamposto di Havot Ma’on, poche centinaia di metri più in là, sono cresciuti in continuazione, il villaggio è soggetto a diversi ordini di demolizioni, già realizzati in quattro occasioni compresa la moschea del villaggio, e ordini di interruzione dei lavori.

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Dopo anni di resistenza e con l’aumento della pressione internazionale, At-Tuwani sembra essere vicino ad ottenere l’approvazione dei suoi piani per l’elettricità, l’acqua ed i progetti edilizi.
Comunque, l’ultimo passaggio richiesto è l’approvazione degli archeologi, e prima di concederla vogliono scavare un po’ in giro. Ogni mattina un paio di pulmini scaricano gli operai palestinesi che scavano e puliscono con cura le rocce sottostanti, il tutto sotto l’occhio vigile di un archeologo israeliano dipendente del governo, ed una guardia armata israeliana. Yonatan Mizrachi, di Emek Shaveh, una organizzazione no-profit di archeologi che, stando a ciò che dice il loro sito web, “lavora per cambiare il ruolo dell’archeologia nel conflitto israelo-palestinese”, è cautamente ottimista e pensa che At-Tuwani non sarà la prossima Susiya. Dopo aver ispezionato il sito, ci ha detto che ci sono evidenze del periodo bizantino e di quello abbasida”. Non ho visto nulla di ebraico”, “Non che questo abbia importanza, ma capisco i loro timori”. Ha aggiunto, “Sono molto scettico a riguardo di qualsiasi cosa che l’Amministrazione Civile fa in Cisgiordania, ma se c’è anche solo una piccola possibilità che stiano facendo un buon lavoro, questa è una cosa buona”. Uno dei leader di At-Tuwani condivide l’ottimismo di Mizrachi. Crede che gli scavi finiranno per la data prevista, in tempo per iniziare a mettere i nuovi tubi dell’acqua. Ha anche aggiunto una parola di cautela. “Ma comunque meglio non fidarsi, così attendiamo il mese di luglio.”

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*I nomi dei palestinesi sono stati cambiati a causa dell’argomento delicato. Sean O’Neill ha lavorato per il Christian Peacemaker Teams dal 2006 al 2009 nelle colline a sud Hebron, a sostegno della resistenza nonviolenta palestinese verso l’occupazione israeliana e la continua espansione degli insediamenti. È al momento studente del Master della New York University in Studi del Vicino Oriente e Giornalismo. È in Israele/Palestina come parte del suo lavoro di ricerca per la tesi del master. Traduzione dall’inglese a cura di Humanity Together.

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