I giovani siriani fuggono dal dolore e ritrovano la libertà con il Parkour

Una disciplina nata in Francia e diffusasi a macchia d'olio, diventata per un gruppo di giovani di Inkhil un modo di evadere dalla sofferenza della guerra.

Giovani siriani che praticano il Parkour

Giovani siriani che praticano il Parkour

globalist 2 maggio 2017

Si lanciano da tetti bombardati e saltano da finestre completamente sventrate. Sono un gruppo di teenagers che corrono e dondolano tra edifici ormai fatiscenti e distrutti da 6 anni di guerra nella città siriana di Inkhil, nel sud del paese.


Sono giovani che praticano il Parkour, una disciplina metropolitana nata in Francia a inizio degli anni ’90 che consiste nel procedere lungo un percorso, evitando qualsiasi tipo di ostacolo, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante attraverso salti, volteggi, scalate, arrampicate.


E mai come nelle città siriane distrutte dal conflitto, una disciplina come questa acquista ancora più senso. Ecco come i ragazzi siriani si ribellano alle macerie di un paese dilaniato e superano gli ostacoli della loro patria distrutta e bombardata. Così evadono dalla guerra.



“Quando salto da una grande altezza mi sento libero”, ha raccontato Muhannad al-Kadiri, appena 18enne. “mi piace competere con i miei amici e vedere chi riesce a fare il salto più alto”.


Il gruppo di amici pratica il Parkour da circa due anni, spesso nei cortili delle scuole e, soprattutto, nelle giornate silenziose e tranquille, quando non ci sono i combattimenti a incutere terrore.



Inkhil è situata proprio vicino alla linea del fronte, tra i ribelli e le forze filo-governative, in un’area che ha subito diversi attacchi aerei durante il conflitto.


È in questo scenario che il gruppo di amici pratica la disciplina. Filmano e fotografano i loro salti, i loro volteggi e poi li postano su Facebook. Un’attività non esente da rischi, certo. Non è raro infortunarsi, procurarsi lividi, rompersi le dita dei piedi. Un rischio che i ragazzi di Inkhil adorano correre. Perché il Parkour riesce a farli evadere dalla sofferenza, lasciando che siano loro i protagonisti del superamento dei propri limiti.



Nato in Francia a fine anni ’80 inizi ’90 il Parkour ha acquistato via via sempre più popolarità e lo scorso gennaio, la Gran Bretagna lo ha riconoscerlo ufficialmente come sport.In Siria, Kadiri e i suoi amici saltano, fanno capriole in aria, oltrepassano, saltando, detriti e macerie, superano se stessi e la sofferenza.


“Il Parkour ci fa evadere dall’atmosfera della guerra e ci fa dimenticare il dolore e la tristezza”, racconta Kadiri. “Mi fa sentire leggendario”.



 


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